Problemi della transizione 1981
W. Benjamin
e il mondo vi stesse dentro» 3 . Il sistema di potere si scontra con il disordine del reale, con l ’ ineliminabile devianza che sconvolge le regole del suo funzionamento, le sue proporzioni. Il comando si dà solo in una «eccezionalità repressiva» che si costruisce come pratica, produzione di comando a mezzo di comando. La sua logica è quella terribile della sopravvivenza, della violenza del raggiun gere e dell ’ afferrare la particolarità insubordinata che da pos sibile si fa concreta per ridurla, attraverso la distruzione degli eccessi antagonistici, alla misura del generale, alla certezza del proprio ordinare. La traduzione della fattualità del negativo nella lingua del comando è una caccia che vuole rispondere al le provocazioni dell ’ antagonismo con l ’ individuazione e la ri partizione definitiva della preda; ma il movimento del potere attraversa un terreno infido, sconvolto da una pluralità di se gni che sconcerta e inganna: chi vorrebbe afferrare si trova co sì ad essere afferrato da emergenze che impediscono il mante nimento dell ’ equilibrio necessario per avanzare. Le trappole- forme del comando catturano ciò che non possono contenere, che le consuma: la norma non riesce a recuperare la positività del simbolico, la potenza del suo principio d ’ organizzazione, la sua capacità sintetica. La pratica del potere vuole cristalliz zare il reale, ridurre la sua incessante metamorfosi in uno sta to finale: il suo intervento è proteso ad incorporare gli estremi del conflitto, la massa dell ’ incognita, in un meccanismo d ’ isti tuzionalizzazione del mutamento. Il segno come espressione dell ’ inquietante, elemento dinamico di trasformazione, deve essere sovradeterminato nella riduzione della complessità del mondo e della sua attività a semplicità, ad essere. La ripropo sizione dell ’ ordine del simbolico dovrebbe in questo senso as sicurare lo smascheramento del segno, l ’ eliminazione del so spetto: la scrittura dell ’ incognita si dissolverebbe allora nella parola piena dell ’ identico, nella sicurezza promessa dall ’ « anti mutamento». Nella ricerca di una stabilità, il potere conduce infatti «una battaglia ininterrotta contro la metamorfosi spon tanea e incontrollata. Lo smascheramento, il mezzo di cui egli si serve nella sua battaglia, è esattamente contrapposto al pro cesso della metamorfosi e può essere definito antimutamento. [...] E caratteristico dell ’ antimutamento il fatto che si sappia sempre esattamente cosa si scoprirà ricorrendo ad esso. Fin dal principio si è consapevoli di cosa si aspetta di trovare; con la straordinaria sicurezza si va diritti allo scopo e si disprezza no tutte le metamorfosi in cui ci si imbatte, come artifizi vani e ingannevoli. [...] L ’ accumulo di antimutamenti determina
sempre una cosa e non pensa che esi stono molte logiche. Non c ’ è un Uno, bensì una tendenza all ’ unificazione; e quante cose tendono in diverse dire zioni. La logica non ha fondamento. Dei suoi quattro assiomi l ’ uno prefe risce questo, l ’ altro quello; un assio ma lotta e si fonde con l ’ altro; giac ché uno solo non è capace di fare un passo avanti; la logica è una gigante sca eccezione, e un teorema di Pitago ra un “ monstrum ” ». C. E instein , Bebuquin o i dilettanti del miracolo, tr. it. a cura di T. Zemella, De Dona to, Bari, 1972, pp. 86-87.
3 E. C anetti , Massa e potere, tr. it. di F. Jesi, Rizzoli, Milano, 1972, p. 496. E la stretegia di un potere-sape re che vuole comprendere e rimuove re l ’ opacità del reale nella chiarezza di un linguaggio puro, cristallino. Quest ’ ultimo si definisce nel pensiero occidentale attraverso i ripetuti tenta tivi di costruire un dispositivo logico che incateni — come ha osservato L. Wittgenstein — il nostro intelletto al «pregiudizio della purezza». Contro le esigenze del potere e i suoi « rituali difensivi» si possono ricordare le pa role di C. Einstein: «La logica vuole
81
Made with FlippingBook - Online Brochure Maker