Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

una riduzione del mondo. Per chi vi ricorre, la ricchezza delle forme fenomeniche non vale nulla e ogni molteplicità èsospet- ta. Tutte le foglie sono uguali, sono secche, son polvere; tutti i raggi si spengono in una notte di ostilità» 4 . Il comando vuole quindi distruggere la metamorfosi, il da to paradossale della riproduzione dell ’ antagonismo, mediante una pratica di ricomposizione delle differenze e degli stacchi del reale in un sistema di rapporti organizzato proprio per l ’ espropriazione della ricca potenzialità del conflitto. La paro la del potere pretende di abitare il mondo con la stessa sempli cità del simbolico, di superare l ’ impurità dell ’ esprimere nella programmazione della violenza, nella sua traduzione in forza, in diritto. Il processo normativo nasce dalla consapevolezza del carattere esplosivo, provocatorio, dell ’ antagonismo: il suo agire è il tentativo di de-finire la pressione del negativo, di di re «ciò che è» attraverso la regola del dominio, l ’ istituzione come limite. Il metodo per ricondurre l ’ estraneità radicale all ’ «amore per il potere» non può consistere che nella ripropo sizione della sintesi come atto forzoso di chiusura di elementi aperti, dinamici. La legge del comando, ponendosi come soggetto-fonte di valore, mira ad unificare in sé la pluralità in subordinata che si mostra nel conflitto, ma non può riuscirvi in quanto la tensione irriducibile del negativo alla riappropria zione della propria creatività consuma e rende vana ogni im posizione. Il simbolico del potere è vuoto: la funzione del co mando è subordinata alle movenze dell ’ antagonismo, alla ne cessità di impedirne la costituzione in normatività altra., mate rialmente nuova. Il sistema normativo come dispositivo di mi sura del conflitto deve infatti garantire i rapporti e le propor zioni del dominio, «massimizzare la sicurezza» (N. Luhmann): il disuguale che rompe l ’ armonia dell ’ ordine deve essere represso dalla violenza di un potere che si rivela struttu ra di sacrificio, di punizione. La norma si rappresenta allora come organizzazione della violenza rivolta alla cattura dell ’ ec cesso, della promessa di mutamento: la sua forma non può che essere terroristica, distruttiva — e in questo paradossal mente produttiva — quanto la pratica coercitiva che promuo ve. La sovradeterminazione autoritaria del conflitto deve fare apparire il negativo non per quello che è ma per quello che può essere una volta inserito definitivamente nella sfera del possibile, quando cioè la sua concretezza è tolta e ciò che re sta — il non sapere dell ’ antagonismo sull ’ agire del potere — rappresenta lo stimolo necessario per nuove trasformazioni del sistema; il simbolo di questa pratica — l ’ unico possibile —

sistema per «regolare la paura», per sopportare le inevitabili «delusioni» provocate dall ’ ambiente. Cfr. N. L uhmann , Sociologia del diritto, tr. it. di A. Febbraio, Laterza, Roma - Bari, 1977, pp. 35-79.

4 Ibidem, p. 415. La pratica dell ’ an- timutamento vuole regolare la com plessità del moderno, controllare ap punto il mutamento. Riprendendo la terminologia concettuale propria del funzionalismo strutturale di N. Luh mann, possiamo dire che le mosse dell ’ antimutamento rispondono al problema della neutralizzazione delle inquietanti sollecitazioni di un am biente, pericolose per la stabilità del sistema. La formazione delle struttu re necessarie per la riduzione del ri schio del «vivere nel mondo» serve al

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