Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

rici che intende raggiungere ad ogni costo. Perciò la polizia in terviene, “ per ragioni di sicurezza ” , in casi innumerevoli in cui non sussiste una chiara situazione giuridica, quando non ac compagna il cittadino, con una vessazione brutale, senza al cun rapporto con fini giuridici, attraverso una vita regolata da ordinanze, o addirittura non lo sorveglia. A differenza del di ritto che riconosce nella “ decisione ” localmente o temporal mente determinata una categoria metafisica, con cui richiede e si presta alla critica, l ’ analisi della polizia non incontra nulla di sostanziale. Il suo potere è informe come la sua presenza spettrale, inafferabile e diffusa per ogni dove, nella vita degli Stati civilizzati. E benché la polizia, nei particolari, si somigli dovunque, non si può tuttavia fare a meno di riconoscere che il suo spirito è meno distruttivo dove esso incarna (nella mo narchia assoluta) il potere del sovrano, in cui si congiunge la pienezza del potere legislativo ed esecutivo, che nelle demo crazie, dóve la sua presenza, non sollevata da un rapporto del genere, testimonia della massima degenerazione possibile della violenza» 12 . La polizia, e in generale la violenza che pone e conserva diritto, non sopporta l ’ inganno, una delle possibilità proprie della lingua, della «sfera dell ’ intendersi». Il comando nel mo derno è quindi teso alla distruzione della simulazione come sintomo della presenza di una incognita in movimento, che esprime nel piacere dell ’ apparenza la volontà di liberazione e di verità. Il potere vuole infatti unicamente assicurare la co municazione del mondo «vero» del dominio: l ’ eliminazione di significati nel conflitto con l ’ ambiente — la penetrazione della violenza giuridica nel mondo del linguaggio — è conce pita come necessaria riaffermazione del sistema formale domi nante di riferimento, del significato esibito nel rapporto di forza stabilito. La falsificazione originaria imposta dalla logi ca della sopravvivenza, la capacità selettiva che definisce il ve ro e l ’ apparente, costringe il potere a confrontarsi con le verità che paradossalmente emergono dalla menzogna, da una sorta di falsificazione ludica che attraverso le proprie maschere si preoccupa di mantenere il segreto della metamorfosi, il miste ro di chi «attraversa il disumano» (F. Masini). Potremo avvi cinarci all ’ incognita, farne parte, quando (ri)troveremo in essa 11 luogo di produzione della simulazione, superando il sospet to e la paura dell ’ ignoto, allora l ’ enigma della maschera si ri solverà in un gioco in cui è presente una minaccia di distruzio ne, la purezza perturbante di una violenza che gareggia per la fine del dominio. In questa prospettiva l ’ ottica benjaminiana 12 B enjamin , Per la critica della vio- posizione di una qualsiasi e caduca lenza cit., p. 15. La polizia è quindi «normalità».

per Benjamin un potere di disporre e ordinare che presuppone l ’ eccezione come regola fondamentale del pro prio intervento. Si potrebbe cioè dire che l ’ oggetto polizia, caratterizzato in passato da un determinato e comples so rapporto con una molteplicità di saperi legati alla norma (cfr. F ou cault , Il potere e la norma, in Dalle torture alle celle, tr. it. di G. Perni, Lerici, Cosenza, 1979, pp. 103-115), sembra oggi porsi come il vero e pro prio sapere dell ’ eccezionaiità, dell ’ im

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