Problemi della transizione 1981

W. Benjamin

mafrodito», frutto dell ’ unità storicamente determinata di un programma e di una tecnologia, di un progetto di potere e di un insieme di tecniche; infatti i saperi del dominio, connessi alla normatività, non possono essere costruiti «senza il sup porto di un sapere di cui l ’ oggetto «polizia» è il luogo e la condizione di produzione specifici. La polizia intrattiene così un certo rapporto (di impulso, sollecitazione e promozione) con la conoscenza e con tutta una serie di saperi molteplici [...]. Saperi tutti legati alla norma e alle funzioni di normaliz zazione, ma saperi altresì che hanno ben presto preteso alle condizioni e al regime stesso della verità «scientifica». Quanto più questi saperi si sono dotati delle condizioni del discorso vero, tanto più gli interventi della polizia si sono trovati forti ficati, giustificati e legittimati» 11 . Questo approccio foucaultiano alla struttura dell ’ universo normativo del potere non riesce però a cogliere pienamente, nonostante l ’ acutezza e particolare sensibilità, il motivo pole mico della resistenza al dominio, il suo decisivo svolgersi nel moderno in potenza-antagonismo, rischiando così d ’ appiattir si sul terreno normativo. Infatti l ’ analitica disciplinare pone ancora la credenza nella norma, la mistificazione della norma lità come oggetto di conoscenza, impedendosi la rilevazione della traduzione della stessa norma negli ordini del comando. La determinazione del carattere «mobile» del sistema di pote re tende quindi a sfumare nell ’ indeterminazione, in quanto la flessibilità del comando non viene compresa come sottrazione (furto) della mobilità — la forza-invenzione — dell ’ antagoni smo. Non si riconosce cioè che le strutture del dominio cono scono soltanto l ’ imposizione dell ’ eccezione come regola nella lotta contro una particolarità insubordinata non più riducibile nelle maschere e negli spazi della «plebe» e della «resistenza»: è ormai la polizia che legittima i saperi connessi a quella nor matività che appunto si scioglie — nella Modernitàt — nei meccanismi d ’ anticipazione, di provocazione e «scientifizza- zione» del comando. Il «diritto» della polizia si svincola dagli altri elementi della tecnologia del potere per costruire lo «sta to d ’ emergenza» a fronte della «vera eccezione», per garantire nella propria «eccezionalità» la durata del dominio: quando la polizia non riesce più a comprimere la soggettività antago nista in uno spazio di sicurezza — e la dimensione del moder no è attraversata dall ’ inquietudine dell ’ incognita — allora si entra nel tempo della guerra , del problema della trasformazio ne del programma in forza, in volontà di distruzione. L ’ agire della polizia esprime dunque un «sapere belligerante» (A. Fontana), che conosce paradossalmente soltanto l ’ origine e la meta del potere, l ’ esplosione-implosione della violenza. Con Benjamin: «[...] il “ diritto ” della polizia segna proprio il pun to in cui lo Stato, vuoi per impotenza, vuoi per le connessioni immanenti di ogni ordinamento giuridico, non è più in grado di garantirsi — con l ’ ordinamento giuridico — gli scopi empi

interessanti contributi che toccano il nodo, decisivo anche per queste no stre pagine, della struttura plurale e materiale dell ’ universo normativo. Cfr. in particolare gli interventi di P. Pasquino, G. Procacci, G. Buselli, A. Negri, J.P. de Gaudemar.

11 A. F ontana , Dall ’ oggetto «poli zia» al piano di guerra , «aut aut», n. 167-168, 1978, p. 37. Questo fasci colo speciale di «aut aut» dedicato all ’ opera foucaultiana contiene, oltre ad un intervento dello stesso Fou cault sulla governamentalitày alcuni

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