Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
nuovo e più equo rapporto col terzo mondo. Egli deve tutta via sgombrare il terreno da alcuni equivoci: quel più marcato atlantismo che, a torto o a ragione, alcuni gli attribuiscono come eredità della vecchia SFIO mollettista, e quell ’ antico rapporto di solidarietà col partito socialdemocratico israelia no (all ’ opposizione ancora per poco, forse) che suscita inter rogativi e preoccupazioni nel mondo arabo. Tutto ciò, in ogni caso, rappresenta un «pacchetto» di problemi di prospettiva. Ci sembra invece evidente che, nell ’ immediato, la vittoria di Mitterand ha una dimensione internazionale di eccezionale significato soprattutto nel qua dro della sinistra europea, dopo quattro anni di offensiva politico-culturale di destra duranti i quali la sinistra è .stata costretta a retrocedere anche in antiche e solide roccaforti del potere socialdemocratico. Vogliamo dire che, a parte il ca rattere tonificante di questa vittoria per tutte le forze demo cratiche e di sinistra, e a parte le speranze ch ’ essa suscita te nuto conto del carattere originale, specifico e unitario del partito socialista francese e del pensiero politico mitterandia- no, due cose debbono essere sottolineate a questo riguardo: innanzitutto che è la prima volta dal 1947 che in un paese europeo dell ’ importanza politica, economica e militare della Francia si apre la prospettiva di un governo di sinistra ap poggiato o con la partecipazione diretta dei comunisti (anche qui, naturalmente, parliamo di prospettiva di attesa dei risul tati delle elezioni legislative); in secondo luogo che per la pri ma volta dopo quattro anni si assiste ad una inversione di tendenza che viene proprio da un paese che era stato alla te sta dell ’ offensiva neoconservatrice con l ’ accompagnamento culturale dell ’ attacco dei «nuovi filosofi» alle radici storiche, filosofiche e ideali del marxismo che tanti applausi aveva raccolto anche da nói, perfino in alcuni settori non secondari della sinistra. Mitterand non è certo marxista, il partito socialista fran cese nemmeno. Ma non è mai andato a Bad Godesberg ed ha continuato a nutrire in sè una corrente marxista vivace e non dogmatica. Eppoi il problema è altro e più vasto. La vit toria di Mitterand rilancia, accanto ad una certa idea «cultu rale» dell ’ uomo, quelle idee di giustizia sociale, di solidarietà umana, di diritto al lavoro, alla libertà, alla cultura, a condi zioni di vita dignitose che sono idee socialiste, al di fuori di ogni retorica, e che nel neoliberismo trovavano posto soltan to come mistificazione politica, come demagogia. Il fatto che perfino la destra francese riconosca che Mitte rand ha vinto «perchè il paese voleva il cambiamento» pone, su questo terreno, una domanda conclusiva: voleva cambiare che cosa? Voleva cambiare il rapporto tra potere e cittadini, umanizzarlo, democratizzarlo, assumerne il controllo politico-culturale «da sinistra» per creare le condizioni di una soluzione «a sinistra» della crisi. Questa è la lezione che ci viene dalla Francia e che l ’ eurosinistra non può non medi tare per trarne motivi di sviluppo del proprio dialogo interno e di ripresa politica e ideale. Parigi, giugno 1981
124
Made with FlippingBook - Online Brochure Maker