Problemi della transizione 1981
La vittoria di Mitterand
suo governo ha di fronte a sè la maggioranza parlamentare di centro-destra eletta nel 1978. Da questa situazione assurda, creata da una Costituzione fatta per perpetuare un certo tipo di potere politico, che quindi non aveva preso in considerazione l ’ alternanza (quanti esperti italiani di diritto costituzionale hanno citato come modello di coerenza e di democrazia questa Costituzione!), la Francia può uscirne soltanto riproducendo alle elezioni le gislative un largo voto a sinistra capace di assicurare una maggioranza parlamentare di sinistra. Altrimenti verranno mesi e anni di conflitti tra presidente della repubblica e par lamento e di «ingovernabilità strutturale». Nell ’ attesa della prova decisiva, del resto, la destra si è già coalizzata attorno a Chirac, che a raggiunto così il pro prio scopo di riassumere la leadership delle forze moderate e conservatrici, nella speranza di mantenere in parlamento un margine maggioritario che costringerebbe Mitterand, secon do una formula nota, «a sottomettersi o a dimettersi», cioè o a fare una politica di destra o a rinunciare aH ’ incarico affida togli dal 52% dei francesi. Senza contare che in una tale ipo tesi il partito socialista difficilmente resisterebbe alle tensioni interne ora che Mitterand non ha più su di esso la presa «ca rismatica» e unificante e che il gioco delle correnti ha di nuo vo libero corso. Ma, come dicevamo, è impossibile ipotizzare sul futuro politico della Francia prima di conoscere i risultati delle elezioni legislative del 14 e del 21 giugno 1981. Non pensiamo che l ’ entrata di Mitterand all ’ Eliseo modi fichi, nell ’ immediato, la politica estera francese che — a par te le avventure neocolonialiste di Giscard d ’ Estaing in Africa — resta uno dei capitoli più positivi del settennio giscardia- no. Intanto è difficile che l ’ asse Parigi-Bonn, attorno al quale da più di un decennio si sviluppa o si blocca la vita comuni taria europea, subisca variazioni importanti: le due cancelle rie hanno troppi interessi comuni, ormai, e non solo europei (pensiamo al ruolo moderatore della crisi tra le due superpo tenze avuto da Giscard d ’ Estaing e da Schmidt negli ultimi quindici mesi, alle tensioni monetarie), per proporsi strade divergenti. D ’ altro canto non è certo domani che la Francia mitterandiana può proporsi di abbandonare quella equidi stanza tra gli Stati Uniti e l ’ URSS, quella sua autonomia difensivo-nucleare, ch ’ erano state le grandi idee del generale de Gaulle e che i suoi successori Pompidou e Giscard d ’ Estaing hanno portato avanti senza troppe varianti sapen do fino a che punto i francesi siano attaccati a questi princi pi Per contro Mitterand ha promesso, ed ha l ’ evidente inten zione di mantenere questa promessa avendo nominato al Quai d ’ Orsay un terzomondista come Cheysson, che la Fran cia assumerà un ruolo più attivo nel dialogo nord-sud essen do convinto che l ’ Europa non può uscire dalla crisi senza un
3. La dimensione internazionale della vittoria di Mitterand
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