Problemi della transizione 1981
Urbanistica romana
to ad operare per gli obiettivi che si vogliono realizzare inter venendo sul modello urbanistico di fatto. A mio parere la discussione che in alcune sedi si è svilup pata sulla dimensione dei nuovi quartieri dell ’ edilizia econo mica e popolare, non ha centrato l ’ aspetto di fondo della nuo va strategia da elaborare. Perché una politica di recupero e di ricucitura dei tessuti suburbani non potrà basarsi esclusiva- mente sulla realizzazione di nuovi grandi quartieri autosuffi cienti, ma dovrà fare assegnamento anche su complessi abita tivi di notevole dimensione, insieme ad altre tipologie insedia ti ve più agili e snelle. Bisognerà piuttosto cercare di superare il modello del quartiere isolato, quasi autarchico rispetto al tes suto urbano, magari «immerso nel verde» come chiedevano i padri razionalisti, ma avulso dal resto della città, con la quale è invece indispensabile che ogni nuovo insediamento abbia rapporti totali; e probabilmente bisognerà anche sottoporre a verifica sociale, oltre che tecnico-economica, le tipologie ar chitettoniche giganti tanto diffuse nell ’ ultimo decennio. Nessuno pensa invece che l ’ attuazione del piano per l ’ edili zia economica debba sminuzzarsi in mille brandelli, scartando gli effetti positivi dell ’ industrializzazione costruttiva e dell ’ avanzamento tecnologico. La strategia suggerita per il piano dell ’ edilizia popolare non è certamente quella di un ar retramento dei caratteri produttivi, ma al contrario quella del la qualificazione dei tessuti insediativi suburbani: e i due obiettivi non solo non risultano alternativi, ma possono e de vono diventare complementari. La strategia del recupero urbano suggerita per il piano dell ’ edilizia economica indica però che la scelta delle aree sia direttamente finalizzata alla ricucitura dei tessuti smembrati, indipendentemente dalla disciplina urbanistica vigente: sce gliendo cioè le localizzazioni che meglio si prestano a sostene re e qualificare le ex-borgate abusive, a raccordarle fra loro e con i quartieri più recenti dell ’ edilizia pubblica, a comporre questi tessuti talvolta con le vecchie periferie, talaltra perfino con gli insediamenti sorti nei comuni della cintura metropoli- tana. Naturalmente evitando che le aree necessarie all ’ opera zione compromettano le preesistenze ambientali, archeologi- che e agricole della campagna. Non può nascondersi a questo proposito, che il ritardo storico dell ’ urbanistica romana nei confronti della pianifica zione a scala metropolitana, rappresenta anche per le scelte dell ’ edilizia economica un elemento negativo da superare al più presto. L ’ esigenza di affrontare la problematica compren- soriale, non cambia però la sostanza delle indicazioni comu nali, ma al contrario conferma la necessità di arrivare per Ro ma ad una revisione generale del dimensionamento residenzia le di piano regolatore. Tale revisione è del resto già in corso con le varianti circo scrizionali del piano regolatore, che in taluni casi propongono la sostituzione di destinazioni residenziali con quelle dei servi zi pubblici, mentre in altri casi propongono direttamente la soppressione di previsioni abitative considerate un peso urba nistico non sostenibile alla stessa scala circoscrizionale. La strategia suggerita per il nuovo piano dell ’ edilizia economica, che renderà spesso necessaria l ’ aggiunta di nuove previsioni
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