Problemi della transizione 1981
Elettronica e trasformazione
comprensione dei fenomeni di cui finora abbiamo delineato solo alcuni aspetti caratteristici, è poi assolutamente necessa rio un salto di qualità nel mondo imprenditoriale, nel senso che la dinamica dei prodotti e del mercato elettronico richie derà sempre più al management una cultura che associ una vi sione sistematica del settore a solide conoscenze economico-fi- nanziarie e ad una pronta sensibilità per le trasformazioni so ciali. Certamente però è a livello dello Stato che si richiede il massimo sforzo di comprensione e di gestione di simili proces si, e purtroppo l ’ esperienza di questi ultimi anni ci fa dire che in Italia i vari governi che si sono succeduti sono stati comple tamente assenti nella politica industriale per l ’ elettronica, pur avendo attrezzature legislative (vedi Programma finalizzato elettronica CIPI del 1978, secondo la legge 675 del 1977) e, in certi momenti, anche sufficiente consenso sociale. La scienza e la tecnologia devono essere orientati da piani di lungo termine e di largo respiro, che si dovrebbero collega re con piani di intervento settoriali e territoriali. Scelti alcuni settori strategici, e individuate alcune aziende capo-fila, bisogna poi trovare congruenza fra piani di azienda e strategie nazionali di settore. Nessun modello di politica industriale è copiabile ed esportabile, ma certamente l ’ esperienza francese insegna che la programmazione deve essere vista come un processo conti nuo, e che determinante nell ’ orientamento della strategia in dustriale è la P.A. o comunque un organismo tecnico-politico che segua con continuità l ’ evoluzione tecnologica e di mercato dei maggiori settori industriali. Per quanto riguarda l ’ opportunità, ormai avvertita da tut ti, dell ’ intervento dello Stato nell ’ economia, c ’ è una duplice necessità che a prima vista potrebbe apparire contraddittoria; da un lato la politica industriale che lo Stato deve fare non può essere esclusivamente politica di settore gestita dal Mini stero dell ’ industria, perché deve coinvolgere altre politiche — quella estera, quella monetaria, quella del commercio estero e quella dei servizi pubblici e della P.A. — interessando i rispet tivi Ministeri. D ’ altra parte lo Stato per stabilire una linea strategica per il nostro complesso industriale non può limitarsi al piano macroeconomico, ma deve scendere a livello della microeconomia (settore, tecnologia, gruppo industriale). Lo Stato non deve limitarsi «a creare tutta una serie di condizioni di contorno», e cioè: politica attiva del lavoro, po litica del credito, energia, telecomunicazioni (vedi: C. Romiti «L ’ imperativo reindustrializzare» in «Mondo Economico» n. 48 - 6.12.1980), ma deve diventare soggetto attivo di politica industriale, prendendo decisioni concrete in termini di busi ness e di interesse nazionale, trattando con altri governi, ed orientando le imprese nazionali. La necessità di guida politica di un settore strategico come l ’ elettronica, e dei complessi fenomeni sociali ad essa collegati, ci porta direttamente a parlare del collegamento fra momento politico e specialismi. Da un lato lo scienziato ed il tecnico non possono rinchiu dersi nel loro mondo, e dall ’ altro il politico non può rifarsi esclusivamente alla matrice filosofico-letteraria per la «gestio
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