Problemi della transizione 1981

Il catasto come fonte storica

rattere burocratico che investì gran parte dei cittadini, ma furono espressione alta delle vo lontà politiche che li hanno elaborati e ordi nati, perché in primo luogo l ’ esigenza che ne determinò l ’ esecuzione non fu tanto quella della quantità di denaro da reperire attraverso l ’ imposizione diretta, quanto piuttosto di sele zionare o meno i ceti sociali sui quali far ca dere l ’ imposta. È evidente quindi che la storia delle trasfor mazioni della nostra società si fa anche su queste fonti, perché esse, con i loro mutamen ti di impostazione, con il loro allargamento o restringimento della base del prelievo segnano delle tappe significative. Prendiamo come esempio quanto è accaduto a Bologna. La pri ma manifestazione della volontà di applicare l ’ imposta diretta in maniera che fosse propor zionale ai redditi è del 1235, quando furono ordinati dal Comune gli estimi per la prima volta. Si tratta della dichiarazione che i possessori dovettero fare dei propri beni e delle stime che loro attribuivano, così che vi si potesse applicare un coefficiente adatto alle necessità finanziarie delle casse comunali. La data della realizzazione non era casuale. L ’ introduzione dell ’ estimo — prima di quella data l ’ imposta si applicava per «testa» o per «fuoco» — fu una grande riforma per quei tempi ed era espressione del governo delle società del po polo che nel 1228 avevano preso il potere, anche se si verificarono poi episodi di alter nanza nella prevalenza politica nel governo del Comune con il ceto magnatizio, portatore di un sistema economico e di produzione del la terra di tipo feudale. Le trasformazioni nell ’ ambito della società bolognese risentirono ovviamente di tale al ternanza, per cui si verificarono arretramenti e avanzamenti, accelerazioni e ritardi anche nel sistema impositivo. Fu pur tuttavia un ’ epoca di importanti trasformazioni nella società bolognese, nonostante le difficoltà del cammino. Anche la riforma fiscale comportò una serie di analisi della situazione sociale che si videro realizzate negli anni seguenti, quan do fu necessario definire meglio quali ceti do vessero sopportare il peso dell ’ imposta. In ge nerale il carico principale doveva cadere sulla

compatibilmente con quelle che erano le strutture sociali dell ’ epoca — sia i catasti set tecenteschi, frutto di una necessità di ordine e di giustizia sociale borghese, rispondevano ad una medesima esigenza, che era quella di so stenere di fatto un ceto, un ordine, una classe sociale: i popolari nel medioevo, la borghesia nel ’ 700. E l ’ Italia fu terra di grande produ zione di estimi e catasti: i nostri archivi ne so no colmi, la documentazione è sterminata e se fino ad anni recenti non sono stati oggetto di studio, non fu solamente per mancanza di sensibilità storiografica per queste tematiche, ma anche perché la mole scoraggia lo storico solitario che conduca un ’ indagine in maniera artigianale. C ’ è da chiedersi perché il nostro paese sia stato terra di tanto abbondante produzione di estimi e catasti, come non si riscontra in nes sun altro luogo. Certo è che ogni autonomia comunale vi aveva individuato il mezzo sì di prelievo fiscale, ma anche di determinazione dei diritti politici degli aventi diritto, di pere quazione e distribuzione dei carichi su sempre più ampie basi sociali, e le monarchie illumi nate avevano scelto il catasto come strumento di affermazione del nuovo ordine sociale. Non tutte le iniziative furono vincenti: il catasto milanese di Maria Teresa e quello bo lognese del Boncompagni non riuscirono a rompere le resistenze delle classi che non vole vano rinunciare ai propri privilegi fiscali, mentre si affermò quello piemontese che ave va a sostegno la forza di uno stato intransi gente che sapeva far applicare le decisioni. Certo che l ’ abbondanza di fonti ha consen tito agli storici italiani di fare lungo ed ampio esercizio metodologico di ricerca, sì da gua dagnare un ’ esperienza che Zangheri riconosce come valida e che non ha da soffrire di alcun complesso di inferiorità nei confronti della scuola francese che, su questi specifici temi, non sempre è stata in grado di evitare gli er rori, di chiarire i meccanismi d ’ applicazione dell ’ imposta, nei quali sta poi tutto il segreto per capire il valore storico di questi documenti 5 . Il nodo centrale di tutta la ricerca su questo tipo di fonti è connesso al fatto che estimi e catasti non furono solo uno strumento di ca

beni in più circoscrizioni amministra tive, cosa che avveniva con una certa frequenza, falsando quindi la reale portata dei dati.

5 Esamina in particolare E. L e R oy L adurie , Les paysans de Languedoc, Parigi 1966, per il quale, pur ricono scendo l ’ ampiezza del respiro storio grafico, segnala per esempio il fatto che non è stata considerata la possibi lità che uno stesso proprietario avesse

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