Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

proprietà rustica — «fumante» in termini me dievali — e perciò era necessario sancire con una documetazione inequivocabile chi fosse per sua origine un rustico e come tale escluso dai diritti politici che la cittadinanza compor tava. Si redassero nel 1249 due importanti elenchi, quello di tutti i rustici e quello dei nobili ed esenti. Gli esenti erano coloro che avevano ricevuto una temporanea esenzione dall ’ imposta all ’ interno della linea politica economica del Comune per incentivare l ’ in troduzione di manodopera forestiera specia lizzata o per favorire lo stabilirsi di famiglie contadine su terre particolarmente esposte ad attacchi militari nemici. I nobili invece erano stati censiti non perché si definisse e sancisse un privilegio d ’ esenzione, ma perché erano sottoposti in quel momento ad un regime fi scale diverso da quello dei rustici e diverso da quello dei cittadini. L ’ esecuzione di un nuovo estimo della pro prietà rustica nel 1245, il censimento dei no bili del 1249, la pubblicazione degli statuti cittadini l ’ anno successivo, furono tutte misu re politiche che segnarono la capacità delle società del popolo di affermare sempre più vi gorosamente il loro diritto di governare, estromettendo in maniera vieppiù accelerata l ’ elemento magnatizio, che fornì un ulteriore segno della sua incapacità di reggere i tempi e di incidere in maniera determinante nelle de cisioni del governo quando non potè più uti lizzare in maniera semigratuita la manodope ra servile che lavorava sulle sue terre. Infatti nel 1257 per decisione del governo cittadino — seppur ancora vi fossero presenti forze conservatrici — furono riscattati 5855 servi con denaro pubblico 6 , nei confronti dei quali i vecchi proprietari dovettero attivare dei rap porti contrattuali di lavoro diversi da quelli della servitù. Le tappe successive della definitiva estro- missione del ceto magnatizio e feudale dal po tere a Bologna sono note 7 : la cacciata dei

Lambertazzi (1274), socialmente appartenenti al ceto nobiliare e dei suoi sostenitori con la conseguente confisca dei beni — redistribuiti ai Geremei (popolari) — e la riduzione di quasi 1/4 della popolazione urbana; gli «or dinamenti sacrati» (1282) con i quali i ma gnati furono definitivamente esclusi da qual siasi carica pubblica; gli statuti cittadini (1288) nei quali tutti coloro che avevano pos sessi, fossero essi popolari o magnati, furono sottoposti allo stesso regime fiscale 8 . In que sto volgere di anni furono fatti anche gli esti mi degli abitanti della città e sarei quasi tenta ta di dire che furono «la vittoria di interessi e di ceti meno privilegiati, meno corporativi, orientati alla generalizzazione dell ’ imposta, al rigore delle rilevazioni, ad una ripartizione proporzionata dei tributi» 9 , se questo non fosse il commento di Zangheri all ’ istituzione dei catasti settecenteschi, frutto di una rifor ma che doveva sostenere di fatto una classe, che era quella borghese. Ma anche quegli esti mi medievali — pur nella sostanziale differen za nell ’ impostazione rispetto ai catasti moderni 10 — rispondevano ad un ’ esigenza del medesimo tipo. Infatti quando a partire dalla metà del Trecento si riprese in maniera deter minante la rifeudalizzazione delle campagne a causa delle crisi economiche e demografiche che dispersero quel grande patrimonio di cul tura politica e sociale che fu l ’ esperienza delle autonomie cittadine, lo sbocco di tale evolu zione si ripercosse in maniera determinante proprio sul sistema impositivo: non si fecero più rilevamenti della proprietà nobiliare e ur bana e, se si tentarono, non ebbero poi alcu na applicazione 11 , perché si scelse come unica portatrice del carico fiscale la proprietà con tadina. Nel 1385, in occasione dell ’ ultimo ri torno del ceto popolare al governo del Comu ne, fu ordinato il censimento e l ’ estimo di tut ta la proprietà dei cittadini, dei rustici e degli enti ecclesiastici: allo stato attuale delle ricer che non risulta che ci fossero esenzioni 12 . Eb

gislazione antimagnatizia nei comuni dell ’ alta e media Italia, in «Rivista di Storia del Diritto Italiano», XV (1942). 8 F. B occhi , Le imposte dirette a Bo logna nei secoli XII e XIII, in «Nuova Rivista Storica», LVII (1973), pp. 273-312; id ., I debiti dei contadini. Note sulla piccola proprietà terriera nel Bolognese tra regime feudale e re gime mercantile, negli Studi in me moria di Luigi Dal Pane in corso di stampa. 9 R. Z angheri , Catasti e storia del

6 L. D al P ane , L ’ economia bologne se del sec. XIII e l ’ affrancazione dei servi , in «Giornale degli Economisti e Annali di Economia», XVIII (1959), pp. 552-569; F. B occhi , La città e l ’ organizzazione del territorio in età medievale, in «Annali dell ’ istituto storico italo-germanico in Trento. Jahrbuch des italienish-deutschen hi- storischen Institut in Trient», 1980. 1 G. F asoli , La legislazione antima gnatizia a Bologna fino al 1292, in «Rivista di Storia del Diritto Italia no», VI (1933); id ., Ricerche sulla le

la proprietà, cit., p. Vili. 10 II catasto settecentesco è parcella- re e geometrico, mentre l ’ estimo me dievale è descrittivo delle unità reali di coltura. 11 B. F arolfi , Strutture agrarie e cri si cittadina nel primo Cinquecento, Bologna 1977. 12 La documentazione di questo grande estimo — come tutta quella bolognese di cui qua si parla — è con servata all ’ Archivio di Stato di Bolo gna. È costituito da quattro grossi

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