Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

to, se non di tipo inglese, tuttavia abbastanza classica nei principali paesi capitalistici. Questa bipolarizzazione non sol tanto semplifica la scelta politico-istituzionale, ma all ’ interno del blocco di destra o di sinistra favorisce una certa forza poli tica a dispetto dell ’ altra. Mitterrand ha saputo giocare entro questa dinamica istituzionale, ma non va dimenticato il ruolo svolto dal partito socialista e dalla sua linea politica. c) Quest ’ ultima in un certo senso rappresenta il problema più semplice: si è trattato di una strategia politica tesa allo svi luppo del PSF all ’ interno della unità della sinistra. Credo che questo sia fondamentale se si tiene presente che il PCF, anche se in crisi, è radicato largamente nella classe operaia, e, attra verso la mediazione della CGT, rappresenta la principale for za sindacale. Non va d ’ altra parte dimenticata la tradizione unitaria della sinistra francese che ha radici lontane nell ’ espe rienza frontista e nella resistenza. Questa linea si è affermata contro un altro progetto socialista che consisteva nel tentativo di creare una socialdemocrazia autonoma, di centro sinistra, separata dai comunisti e dalla classe operaia, non più intesa come forza centrale del processo di trasformazione. Il PSF na to ad Epinay è restato fedele alla strategia unitaria anche nei momenti più duri della divisione della sinistra, quando il PCF attaccava quotidianamente il PSF qualificandolo come social democratico e accusandolo di aver abbandonato ogni strate gia di trasformazione della società. Ma a questo punto biso gnerebbe allargare la prospettiva alla realtà dei partiti sociali sti nell ’ Europa del sud. Si assiste infatti, in questa area, ad uno sviluppo dei partiti socialisti che avviene contemporanea mente alle crisi delle socialdemocrazie come forze egemoni che. Mi fermo soltanto sul caso del PSF. La Francia, rispetto ad altre realtà capitalistiche, è una società molto meno omo genea, meno sviluppata dal punto di vista capitalistico globa le, molto più conflittuale e gerarchizzata. Nonostante la mo dernizzazione e la multinazionalizzazione recente, essa è mol to meno unificata da un punto di vista capitalistico e statale che non altre società occidentali. Dunque una società, come del resto altre del Sud Europa, dove il ruolo del politico è fon damentale come terreno di unificazione. Paradossalmente, do po dieci anni di crisi dei movimenti sociali esterni alle istitu zioni e critici dei partiti, è la politica istituzionale che ha as sorbito la produttività dello spazio politico sviluppatasi in questo periodo. In una società scarsamente omogenea, divisa e segmentata, in una fase di crisi che ha accentuato le divisioni corporative, di fronte ad una politica della destra particolar mente aggressiva, lo spazio politico istituzionale è stato perce pito come lo spazio unificante di una dinamica possibile. In questo quadro è stato il PSF — per la sua peculiare tradizione, per i suoi peculiari collegamenti con la società, per la sua stes sa struttura interna — e non il PCF e neppure le forze estremi ste, che ha saputo interpretare questa tendenza. Il PCF ha vi sto aprirsi, al contrario, una profonda crisi di identità storica e politica che ha giocato un ruolo importante nella afferma zione di Mitterrand. Un quarto dell ’ elettorato comunista, non dimentichiamolo, ha votato direttamente per Mitterrand, ap parso come il simbolo dell ’ unità. Su questo problema, d ’ altra parte, ci si potrà fermare più oltre. Mi preme invece riepiloga-

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