Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

culturale ed ideologica della classe operaia e dei ceti più popo lari della società francese. Si tratta di una situazione di esclu sione — che non è paragonabile ad una realtà socialdemocra tica, né affine a quella italiana, dove, grazie alla regionalizza zione, grazie alle lotte democratiche, grazie alla forza del PCI, c ’ è stato, soprattutto negli ultimi dieci anni, un effettivo inse rimento della classe operaia entro la società nazionale — in Francia non c ’ è stato un processo di questo tipo, anche se ne gli ultimi dieci anni, c ’ è stato uno sviluppo del movimento sin dacale. Si è avuto, invece, con il giscardismo uno dei periodi più duri di esclusione della classe operaia. Questa tradizione di esclusione ha una grande importanza nel senso comune del la sinistra francese e dà un significato particolare alla stessa memoria storica delle lotte. Il Fronte Popolare e oggi la vitto ria di Mitterrand hanno rappresentato e rappresentano per la classe operaia francese, un potere che le è favorevole e non tende alla sua ghettizzazione. Vi sono però, nella cultura della sinistra, non guardata soltanto dal versante degli intellettuali, altre tendenze. Mi riferisco ad un certo tipo di operaismo ispi rato a valori egualitari, presente soprattutto nel PCF, che mo stra oggi segni di crisi. Le stesse difficoltà politiche incontrate dal PCF in questi ultimi anni sono legate ai limiti di un tipo di senso comune proveniente dalla tradizione della Terza Inter nazionale. Il punto è che si sono largamente diffusi nuovi va lori: valori di differenza e non solo valori di uguaglianza, va lori di liberazione e non solo valori produttivistici o statalisti, valori legati all ’ esigenza di un diverso rapporto pubblico-pri vato e non più all ’ idea che la politica riguarda esclusivamente 10 Stato e i partiti. A tutto questo non è estranea la classe ope raia. Ma è soprattutto nel movimento delle donne che si è aperta la ricerca di una filosofia politica di tipo nuovo che si fonda su valori di emancipazione e non di gestione. Entro la cultura della sinistra è invece largamente diffusa una concezio ne «gestionaria» della transizione che tende ad appiattire i bisogni e le istanze liberatrici e di trasformazione su ciò che è gestibile. Per gestibile intendo ciò che è razionalizzabile, in quadrabile, progettabile e in questo modo si ha una concezio ne limitata della politica. E in fondo il frutto di due tradizioni stataliste coniugate insieme: quella della Seconda e quella del la Terza Internazionale, entrambe innestate in Francia su di una vera «cultura dello Stato» che rimanda alla monarchia, alla rivoluzione francese e che rappresenta una dimensione fondamentale del «keynesianismo alla francese», dove l ’ istitu zionalizzazione della politica nello Stato gioca un ruolo deci sivo. A differenza d ’ altri paesi anglosassoni o anche dell ’ Italia, la costituzione della scena politica francese non nasce da una semplice autonomizzazione delle classi o da una «politicizza zione» della società civile. E per questo che si assiste periodicamente alla formazione di grandi partiti interclassisti maggioritari e fortemente strut turati sullo Stato: il partito radicale della Terza Repubblica o 11 partito gollista della Quinta. Questi caratteri si ritrovano anche nel successo della sinistra e del partito socialista. In questo risiede la sua forza, ma anche la sua debolezza. Avevo parlato della politica, con Aristotele, come arte del

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