Problemi della transizione 1981

La svolta francese

quest ’ ultimo ha goduto nel paese ha egregiamente espresso le reazioni dell ’ opinione pubblica al cosiddetto rigore economico di Giscard. In realtà l ’ Eliseo non è riuscito a ottenere quegli stessi obiettivi che si era prefissato e — così facendo — ha aperto una breccia gravissima nelle sue «difese» al momento della campagna elettorale. Due cifre esprimono particolar mente bene i risultati deludenti della politica economica gi- scardiana: la disoccupazione superava ad aprile il livello di un milione e seicentomila persone in cerca di lavoro e l ’ inflazione non era stata affatto contenuta nei limiti «a una sola cifra», visto che toccava comunque il 13%. Col consueto atteggiamento cattedratico, Giscard ha preso allora carta e matita e si è messo a spiegare dalle telecamere le ragioni di una tale situazione. Ovviamente lo ha fatto in mo do da coprire le responsabilità dell ’ Eliseo. Si era ai primi d ’ aprile. Il presupposto da cui egli era partito quella sera è sta to lo stesso dei suoi successivi interventi in campagna elettora le: la sinistra è sinonimo di demagogia per cui la politica eco nomica finora seguita — per quanto abbia comportato dei prezzi in termini di disoccupazione — non dispone di valide alternative e continua a rappresentare per la Francia l ’ unica speranza di progresso. Giscard ha chiesto un ’ altra cambiale in bianco per sette anni presentando un rendiconto che non cor rispondeva in vari punti importanti alle promesse di sette anni prima, quando — morto Pompidou — era riuscito a sconfig gere per una manciata di voti Mitterrand, allora candidato unico dell ’ Union de la gauche. Il solo terreno su cui i conti dell ’ Eliseo effettivamente tornavano era quello dell ’ energia, fiore all ’ occhiello del programma giscardiano in vista di que ste presidenziali. Ma anche lì cominciavano a svilupparsi per plessità e contestazioni nella misura in cui i progetti presiden ziali erano ampiamente orientati sull ’ opzione nucleare. Il peso politico di quelle perplessità si è rivelato molto maggiore della porzione di opinione pubblica che le ha soste nute. L ’ opinione pubblica francese ha infatti nel suo insieme accettato la scelta nucleare e ha semmai dei dubbi sulle dimen sioni di tale scelta. In fin dei conti anche gli altri candidati im portanti al primo turno delle presidenziali (con qualche timido dubbio da parte di Mitterrand) erano favorevoli all ’ energia termonucleare. Il punto stava nel fatto che il drappello degli ecologisti (4% il 16 aprile al primo turno per il loro candidato Brice La- londe) è venuto ad acquistare un peso elettorale di primaria importanza nel duello in vista del secondo turno. Per quanto lo stesso Lalonde abbia evitato di prendere posizione a favore di Mitterrand prima del secondo turno, è accaduto che — vi sto il ruolo importante acquisito dagli ecologisti — il fiore all ’ occhiello di Giscard si è trasformato in un boomerang. Giscard aveva presentato il suo piano energetico come condizione per lottare efficacemente contro la disoccupazione ed aveva messo in luce (intervista all ’ «Express» alla vigilia del primo turno) i risultati positivi del suo settennato, facendoli dipendere proprio da quel piano. Aveva detto: «Se malgrado una crisi mondiale drammatica il livello globale di vita dei francesi è aumentato del 23,5% in sette anni senza che noi ci indebitassimo più degli altri, è stato in ampia misura grazie al

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