Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
la politica energetica». E aveva aggiunto: «Ogni volta che en tra in funzione una nuova centrale nucleare, ossia sei volte all ’ anno, è come se noi scoprissimo nel nostro territorio un giacimento di petrolio di 25 milioni di tonnellate. Il program ma che abbiamo avviato a partire dal 1974 rappresenta l ’ equi valente dei giacimenti dell ’ Algeria, ossia un miliardo di ton nellate». Ecco dunque Giscard sfruttare il punto su cui le cifre (indipendentemente dalle preoccupazioni ecologiche) gli dava no ragione per riguadagnare fiducia nella lotta alla disoccupa zione. Egli ha esposto il piano contro la disoccupazione alla vigilia del primo turno: un piano che aveva i suoi presupposti nell ’ indipendenza energetica e nella competitività delle impre se (come dire che la lotta per l ’ occupazione non avrebbe dovu to contrastare, ma anzi facilitare la ristrutturazione produttiva voluta dalle imprese). Dopo aver esposto queste due condizioni, Giscard ha arti colato nei seguenti punti il suo programma contro la disoccu pazione: 1) migliore e più estesa formazione professionale; 2) incoraggiamenti alla partenza dei lavoratori immigrati (esclusi quelli provenienti dall ’ area CEE e dai paesi candidati ad entrarvi) e nuova regolamentazione del lavoro degli stra nieri; 3) nuove forme di prepensionamento facoltativo; 4) impegno per facilitare la riconversione della manodo pera, il mantenimento dei livelli occupazionali nelle aziende provvisoriamente in crisi, e l ’ attuazione del tempo parziale; 5) eliminazione degli ostacoli alla creazione degli impie- ghi; 6) negoziati tra le parti sociali per definire la durata del lavoro; 7) lotta agli abusi e al lavoro nero. Le polemiche preelettorali non si sono accentrate su que sto programma in quanto tale, né su quelli di Mitterrand, Marchais e Chirac: tutti hanno fatto promesse di ridurre la di soccupazione. Chirac ha proposto una ricetta «reaganiana» (carta bianca all ’ iniziativa privata — anche come ristruttura zioni e licenziamenti — quale fondamentale strumento di ri presa), Marchais una sostanzialmente protezionistica e Mit terrand una «keynesiana» (rilancio dei consumi popolari con garanzia di crescita produttiva e quindi di lotta alla disoccu pazione). Prevedendo un mandato presidenziale di ben sette anni e poteri molto ampi per chi se lo aggiudica, la logica della Quinta Repubblica pone all ’ elettore una scelta tra personaggi e «filosofie politiche» più che tra programmi immediati. Ciò non toglie che i problemi immediati possono rivelarsi determi nanti nel condizionare gli umori dell ’ elettorato verso i perso naggi e le loro ideologie. Il problema della disoccupazione si è rivelato per Giscard molto più insidioso di quanto egli preve desse e ha accentuato il malumore dell ’ elettorato per i suoi metodi «regali» di gestione del potere. Un altro punto fondamentale per comprendere i motivi del crollo di Giscard sta nel fatto che tale malumore non si è rive lato solo nella sinistra, ma ha interessato anche una parte si gnificativa dell ’ elettorato conservatore che si riconosce nella
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