Problemi della transizione 1981

La svolta francese

colare diffidenza in tutto quanto l ’ elettorato e in particolare in quello moderato. Al di là delle condizioni oggettive (crisi del «regime» gi- scardiano, disoccupazione, spaccatura della destra), il succes so di Mitterrand si deve al modo in cui ha saputo conquistare contemporaneamente il centro e là sinistra, una parte signifi cativa della Francia tranquilla e la totalità di quella che auspi ca le «riforme di struttura». Lo slogan di Mitterrand su cui più si è ironizzato durante la campagna presidenziale era quel lo che campeggiava sui manifesti sotto la sua foto: «La forza tranquilla». Semmai non fosse sufficiente quella frase a tran quillizzare l ’ elettorato moderato a cui si chiedeva la svolta a sinistra, sullo sfondo c ’ era un paesaggio da Francia profonda, con un villaggio, la chiesetta, le campagne. Questo tipo di elettorato si è effettivamente spostato a sinistra dando allo schieramento progressista un aiuto indiscutibilmente prezioso. In ciò Mitterrand è stato — alla vigilia del primo turno — in volontariamente favorito dallo stesso Marchais, che ha con dotto contro di lui una campagna durissima, accusandolo di essere espressione di una Francia moderata e persino retriva. Il 28 marzo in piazza della Bastiglia, Marchais ha tenuto uno dei suoi comizi più importanti: ha elencato gli sperperi della borghesia più insolente e ha concluso dicendo che quella era la Francia «di Giscard, di Chirac e di qualcun altro!». Nessun dubbio su chi fosse il «qualcun altro». Accusando Mitterrand di essere un socialdemocratico, Marchais gli ha in realtà rega lato una patente di socialdemocrazia agli occhi di quell ’ eletto rato a cui il leader socialista voleva mostrarsi socialdemocrati co. E anche grazie a questo che Mitterrand ha vinto la batta glia per la conquista del centro. Questa vittoria — necessaria per battere Giscard al secon do turno — non era comunque sufficiente a garantire il suc cesso di Mitterrand. La caratterizzazione della sua candidatu ra non poteva che essere di sinistra: lui stesso ha sempre volu to essere anzitutto il candidato capace di riunificare la sini stra. Dunque la condizione più importante di tutte per il suc cesso doveva essere la fiducia concorde della sinistra. Come poterla ottenere se il 26 aprile si andava a votare con la sini stra lacerata dalle polemiche? L ’ opinione pubblica di sinistra — indiscutibilmente desiderosa di unità — doveva pronuncia re al primo turno un verdetto su chi — Mitterrand o Marchais — considerasse responsabile della rottura del 1977: è stato un verdetto chiarissimo, che ha dimostrato come la stessa sinistra francese — al di là delle schermaglie polemiche — consideri il gruppo dirigente del PCF che fa capo a Marchais come il prin cipale colpevole della fine dell ’ Dw/ow de la gauche. Le tabelle che riportiamo a corollario di questo articolo specificano più dettagliatamente il gioco delle percentuali. Basti qui ricordare l ’ autentico crollo dei voti comunisti il 26 aprile rispetto al pri mo turno delle legislative del 1978: dal 20,5% al 15,3%. Cre do non ci siano dubbi sul fatto che molti elettori comunisti — pronti a restituire il loro voto al PCF se questo correggerà (co sa della cui necessità lo stesso gruppo dirigente si è poi reso conto) le distorsioni dogmatiche, demagogiche e burocratiche — abbiano scelto di votare Mitterrand proprio nella convin zione di favorire così il ritorno all ’ unità della sinistra.

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