Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Giscard garantì a quest ’ ultimo l ’ ingresso all ’ Eliseo. Le presi denziali del 1974 avevano avuto un carattere comune a quelle del 1981 (ma assai meno pronunciato: il desiderio di cambia mento politico rispetto all ’ orientamento tradizionale della Quinta Repubblica) e uno decisamente diverso (nel 1974 de stra e sinistra erano compatte). Basti ricordare che Chirac ap poggiò Giscard già dal primo turno (e fu ricompensato con la presidenza del consiglio), mentre l ’ avversario di Giscard fu al lora (fenomeno ben più modesto di quanto è avvenuto nel 1981) quel Chaban Delmas che questa volta — ironia della sorte — ha appoggiato Giscard fin dal primo turno, mentre a contrastarlo è stato Chirac. In realtà nel 1974 la divisione del la destra al primo turno aveva un sapore quasi rituale, tanto è vero che i voti di Chaban Delmas si sono ritrovati tutti (e con gli interessi) sul conto di Giscard al secondo turno. Poi — nel 1976 — Giscard ha fatto l ’ errore di silurare Chirac (che quan to ad ambizione personale non scherza affatto), desiderando un primo ministro «da Quinta Repubblica», come era stato Michel Debré per il Generale: un primo ministro che tutto fa cesse tranne dare ombra al presidente. Chirac non accettò questo gioco e fu licenziato. Se la legò al dito. Certo la storia non è fatta di rancori personali e Chirac non avrebbe potuto prendersi una rivincita se nel frattempo anche a destra non si fossero sentite le conseguenze della crisi economico-sociale e se proprio al centro non si fossero aperti spazi al desiderio di cambiamento: un desiderio che Chirac ha cercato di carpire, tingendolo con i colori di una destra dinamica e grintosa. Questa spaccatura a destra ha contribuito a disorientare l ’ elet torato di centro, ma non basta a spiegare il suo spostamento verso sinistra per il fatto che anche la sinistra era divisa questa volta da una forte polemica. Il fatto è che questa volta la Francia centrista, la Francia tranquilla che aveva sempre con tribuito alla vittoria delle forze conservatrici, ha vinto i timori per il cambiamento. Lo ha fatto privilegiando un cambiamento reale, ma pru dente. Mitterrand è riuscito a dare nelle due campagne eletto rali di quest ’ anno l ’ impressione — peraltro ben motivata — che il cambiamento da lui propugnato sarebbe stato appunto reale e prudente nello stesso tempo. La prudenza di questo cambiamento ha convinto l ’ elettorato centrista — già irritato dalla gestione giscardiana del potere — a spostarsi verso sini stra. La prospettiva del cambiamento reale ha galvanizzato l ’ elettorato di sinistra, inducendolo a vedere nel leader sociali sta il vero punto di riferimento unitario della sinistra: un ’ im pressione che prima del 26 aprile è stata ampiamente incorag giata dalla demagogia e dalla verve polemica antisocialista di Marchais. Quando all ’ indomani del 26 aprile si è visto che Mitterrand era riuscito a sopravanzare nettamente Marchais, il «centro» ha potuto vincere le sue ultime remore nello spo starsi verso sinistra: una svolta dettata sì dal fatto che ai so cialisti è comunque più facile che ai comunisti ottenere la fidu cia delle forze moderate che iniziano il loro spostamento verso sinistra, ma anche dal fatto che il populismo della campagna elettorale di Marchais e la povertà di programmi concreti da parte del PCF (una conseguenza tra l ’ altro del temporaneo ab bandono della linea eurocomunista) avevano creato una parti
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