Problemi della transizione 1981

La svolta francese

In più Mitterrand aveva dalla sua un altro atout importan te: la sinistra perse le elezioni del 1978 (legislative) anche a causa del modo in cui erano definite le circoscrizioni (che av vantaggia la destra visto che in generale le circoscrizioni rurali eleggono un deputato con un minor numero di voti di quelle urbane), ma alle presidenziali tutti i voti sono uguali. Nel marzo 1978 a conti fatti ci voleva un buon due per cento di vantaggio per ottenere la maggioranza parlamentare e sconfig gere la destra, ma il 10 maggio 1981 bastava un solo voto più di Giscard per entrare all ’ Eliseo. Mitterrand ha ottenuto ben più di un voto e ben più dei quattrocentomila voti di vantaggio che nel 1974 Giscard ave va avuto su di lui. Questa volta lo scarto — a favore del can didato di sinistra — è stato di quasi un milione di voti. Una vittoria netta, indiscutibile, traumatizzante per un po ’ meno della metà dei francesi ed entusiasmante per un po ’ più del l ’ altra. A quel punto Mitterand ha dimostrato di essere veramente lui a tenere le redini del gioco. La scelta più logica — almeno sulla carta — sarebbe stata quella di affidare la poltrona di primo ministro all ’ esponente di sinistra più popolare nel paese dopo lo stesso Mitterrand: quel Michel Rocard che solo qual che mese prima (ma nel frattempo sembravano trascorsi anni luce) aveva tentato in tutti i modi di strappare a Mitterrand la candidatura socialista per le presidenziali. Proprio l ’ undici maggio l ’ «Express» andava in edicola con un sondaggio che non lasciava spazio a dubbi. I francesi prediligevano due uo mini quali primi ministri: Chirac (cosa ovviamente ormai im proponibile) e Rocard. Mitterrand si è ben guardato dal no minare Rocard e ha scelto il mite Pierre Mauroy: un primo ministro fedele, da Quinta Repubblica. Le grandi scelte della politica si devono fare all ’ Eliseo e non al Matignon. Nel breve periodo intercorso tra le presidenziali e le legi slative (14-21 giugno) i francesi si sono resi conto che Mitter rand indossa a pennello gli abiti del presidente «stile Quinta Repubblica», ossia stile De Gaulle (ovviamente di sinistra). Quando il 21 maggio c ’ è stata l ’ «incoronazione», Parigi era tutta un tricolore. I ricordi, la resistenza, la Francia, il nazio nalismo si accompagnavano al desiderio di cambiamento, ma il 21 maggio quest ’ ultimo sembrava in secondo piano rispetto alla continuità. La folla di quel giorno era diversa da quella del 10 maggio sera alla Bastiglia, ma nessuno se ne è preoccu pato: la continuità delle istituzioni andava bene a tutti ed ecco tutti convinti che Mitterrand non possa tradire la causa del cambiamento. Sciolta l ’ Assemblea Nazionale (cosa ampiamen te prevista, anche se contestata da Giscard) e insediato il nuo vo governo, Mitterrand ha chiamato i francesi alle urne per le legislative fissando la scadenza del 14 giugno per il primo tur no e quella del 21 per il secondo. Il governo di transizione po teva nel frattempo avviare una realizzazione solo parziale del programma del nuovo presidente, visto che in assenza dell ’ As- semblea Nazionale non potevano venir approvate le leggi. La cosa ha lasciato nel vago fino alle legislative le intenzioni di Mitterrand e del governo a proposito soprattutto di un tema di estrema importanza quale quello delle nazionalizzazioni. Si sapeva benissimo che il neo-presidente avrebbe voluto nazio

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