Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

nalizzare undici grandi gruppi e quelle banche che erano rima ste private nonostante i provvedimenti del 1936 e del 1945, ma sui tempi e sui modi di tale iniziativa si potevano solo fare delle congetture. Era anche noto che all ’ interno del governo una parte dei ministri economici propendeva per un rinvio del dossier sulle nazionalizzazioni. E stato questo uno dei temi di dibattito in seno alla prima équipe ministeriale guidata da Pierre Mauroy. Come già aveva annunciato Mitterrand in campagna elettorale, il primo gover no — formato in vista delle legislative — avrebbe incluso solo personaggi che avevano appoggiato il leader socialista da pri ma del 26 aprile. In pratica il «Mauroy uno» ha avuto il suo principale motivo di interesse nel bilanciamento degli incarichi ministeriali tra le varie correnti socialiste, secondo l ’ inappella bile valutazione che Mitterrand ha fatto della loro consistenza e delle capacità dei loro esponenti. Ne sono emersi: 1) un certo ridimensionamento dei moderati organizzati sotto i vessilli di Rocard; 2) un ’ evidente valorizzazione del «cervello economico» del programma mitterrandiano (quel Jacques Delors che non solo è un moderato, ma proviene persino AaW entourage di Chaban Delmas); 3) la giustificazione delle sinistre (nel duplice intento di coprire uno spazio lasciato libero dall ’ assenza dei comunisti e di esaltare il ruolo centrale di Mitterrand e dei suoi tra le varie famiglie moderate da una parte e la sinistra del CERES dal l ’ altra). A Delors, Mitterrand ha assegnato il ruolo-chiave di mini stro dell ’ Economia e delle Finanze: c ’ era evidentemente biso gno di una mente estremamente rigorosa e scevra da qualsiasi tentazione demagogica per mettere ordine nei conti dello Stato in vista del programma di riforme. Ricevendomi a casa sua il giorno prima che i francesi scegliessero tra Mitterrand e Gi- scard, Delors ha glissato quando cercavo di portare il discorso sulle nazionalizzazioni, ma mi ha detto due cose molto impor tanti: 1) la Francia può permettersi senza particolari problemi una politica di riforme perché essa — dopo 23 anni di Quinta Repubblica gestita dalle destre — dispone ancora di ampi spa zi vergini di «socialdemocratizzazione» che possono essere utilizzati con risultati ampiamente positivi senza rischiare la crisi del sistema o tutte quelle ipotesi catastrofiche che la pro paganda giscardiana collegava in quel momento al program ma di Mitterrand; tra le dimostrazioni della possibilità france se di attuare un coerente programma economico-sociale di ri forme (anche gravose per lo Stato) c ’ è — continuava Delors — il fatto che il deficit francese di bilancio è tra i più bassi dei paesi ad economia di mercato: giocando su una più equa fi scalità e valendosi di questa circostanza favorevole si può au mentare la spesa pubblica in alcuni settori senza determinare rischi inflazionistici particolarmente gravi; 2) nel caso Mitterrand fosse stato eletto e lui avesse avuto un ruolo importante nell ’ orientare le scelte della nuova Ammi nistrazione, Delors avrebbe insistito per utilizzare tutta quan ta la «tastiera» delle possibili iniziative economiche e finanzia rie, senza scartare a priori alcun tasto, ma cercando anzi il si

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