Problemi della transizione 1981
La corsa agli armamenti nucleari
di Roberto Fieschi
«Per quanto concerne il pane la cosa è chiara e per quanto concerne la pace anche. Ma la questione cardinale della pri mavera va risolta, ad ogni costo», scriveva oltre cinquantanni fa Vladimir Majakowski. Non è facile dire se da allora si sia no fatti grandi passi avanti sulla terza questione, certo è che quella della pace va assumendo carattere prioritario. Ancora dopo il Secondo Conflitto Mondiale, con i suoi 50 milioni di morti, l ’ umanità ha sopportato circa 120 guerre locali, più o meno dichiarate, combattute sul territorio di una settantina di stati, e quasi 25 milioni di morti, prevalentemente civili 1 . Og gi gli arsenali delle grandi potenze straripano di ordigni nu cleari (probabilmente almeno 60.000) 2 , e si pensi che una sola bomba H da 10 megaton (Mt) ha una potenza esplosiva supe riore a quella impiegata in tutte le guerre combattute dall ’ u manità, dal tempo dell ’ invenzione della polvere da sparo fino ad oggi. Gunther Anders scrive, nel suo Diario da Hiroshima 3 «il 6 agosto 1945 è il giorno zero. Poiché quel giorno è stato prò-, vato che la storia universale può anche non continuare e che siamo comunque in grado di recidere il filo della storia, quel giorno ha inaugurato una nuova era storica». In questa era l ’ umanità è vissuta per altri 36 anni e una pace nucleare, forse più precaria di quanto non crediamo, è stata garantita dal l ’ equilibrio del terrore, dalle varie strategie di «distruzione re ciproca assicurata». Oggi lo sviluppo di sistemi d ’ arma sem
Introduzione
1 A. P eccei , Cento pagine per Vavve- nire, Mondadori, Milano 1981. 2 F. B arnaby , World arsenals in 1980, «Bulletin of Atomic Scien tists», Settembre 1980, p. 9. 3 G. A nders , Essere o non essere.
Diario di Hiroshima e Nagasaki, Ei
naudi, Torino 1961.
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