Problemi della transizione 1981

La «Carta dei Diritti»

coscienza del rapporto possibile tra i riferimenti specifici della «Carta dei Diritti» e gli indirizzi di governo della crisi della società nazionale. Più chiaro è, ad esempio, che le nuove iden tità, i nuovi bisogni sarebbero sminuiti e forse anche elusi nel loro significato più profondo se ci si limitasse a considerarli come un nuovo elenco di diritti da tutelare, come una aggiun ta al panorama dei soggetti e dei bisogni. Probabilmente sia mo invece di fronte ad una vera e propria «nuova questione sociale» che è nata sul terreno della crisi dello Stato assisten ziale e del particolare equilibrio tra produzione e consumo, tra accumulazione e legittimazione, tra economia e politica che questo modello di Stato ha rappresentato. Se è così, un procedere empirico non basta e l ’ attenzione deve sollecitamente svolgersi alla qualità delle scelte da com piere, al loro senso rispetto alla crisi ed ai nuovi sviluppi. 2. Una rapida occhiata alla caratteristiche del dibattito politico nazionale permette di individuare subito una duplicità di piani. Mentre infatti sui problemi — sempre più gravi — della crisi economica si indebolisce, diventa sempre più flebile fino a scomparire quasi del tutto, ogni riferimento ad interventi di medio e lungo periodo, a scelte di carattere strutturale, cerca di farsi largo una tendenza che affida la valutazione dei pro blemi della crisi ad una linea di modifiche istituzionali. Ad una politica economica che faticosamente si tenta di racchiu dere entro il cerchio della politica redistributiva, della politica dei redditi, si sovrappone una visione separata, istituzionale della governabilità. Si riconoscono qui i tratti del modello neo-corporativo, del resto teorizzato da alcune correnti delle scienze politiche come l ’ unico in grado di risolvere i problemi di stabilità delle società contemporanee attraverso la messa in opera di processi di formazione delle decisioni parallele e di fatto per certi aspetti alternativi rispetto a quelli, stanchi e so vraccarichi, propri della democrazia parlamentare. Noi vedia mo in questa tendenza il pericolo di una efficienza ingannevo le e pericolosa. Essa cerca del resto di adattare alla realtà ita liana un modello già affermatosi in diversi paesi europei e che non si è certamente in anni mostrato in grado di risolvere i problemi della governabilità. Eppure non possiamo nascon derci che si tratta di un tentativo di rispondere alla crisi, di uscire dallo sconcerto nel quale la crisi degli anni ’ 70 ha getta to il ricettario tradizionale delle politiche di governo dell ’ eco nomia. Non ne va quindi sottovalutata la credibilità, la capacità di imporsi. Tanto più che esso è collegato, e per certi aspetti in modo dipendente, con orientamenti teorici (la teoria dei si stemi, la sociologia di Luhmann che accoppiano serietà scien tifica e capacità di fornire spiegazioni, risposte. Pensiamo alla fortuna ed alla particolare utilità di una no zione come quella della complessità sociale. Una nozione in determinata ed astorica della complessità è già una guida dell ’ approccio alle domande sociali. In essa c ’ è già la risposta: la complessità è eccesso di possibilità, di domande, che va ri dotto: il potere non appartiene agli uomini, non è una attribu zione di rapporti sociali, è una prestazione del sistema. Una

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