Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
di partecipazione che ha consentito una più estesa vita demo cratica non è più, da solo, in grado di rispondere alle nuove domande, esplicite e indirette, di partecipazione. Non a caso la crisi dei consigli di quartiere matura nel mo mento in cui cresce una spinta associativa che non identifica più la partecipazione con l ’ accesso al sistema politico ed istitu zionale. Una riconsiderazione del ruolo dei consigli di circo scrizione è quindi necessaria. I consigli di quartiere devono di ventare una delle sedi nelle quali costruire una più avanzata corrispondenza tra istituzioni e società. Ecco allora che, rispetto ad un ruolo che cercava la pro pria identità nella somma di poteri amministrativi da gestire, è ora più chiara la direzione di una più diretta funzione di pro mozione di forme di autogoverno, di gestione sociale dei ser vizi, di collaborazione tra pubblico e privato. 14. Non è superfluo sottolineare che tutti i temi qui pro posti fanno parte di una ricerca da condurre con grande aper tura. Questo articolo non ha da questo punto di vista nessuna pretesa di costituire una tematizzazione esauriente. Credo invece si debba aprire un largo dibattito tra le forze politiche, le espressioni istituzionali, le organizzazioni sociali, le forze della cultura. Esso costituisce uno dei requisiti per quel «patto di rinnovamento e trasformazione» che il PCI ha proposto — e non nelle vesti di una formula di governo — al le forze politiche regionali. Questa consapevolezza non potrà non condurci a scelte aperte alla sperimentazione, alla coscienza di un processo che è fatto anche di lotte per resistere ad intendimenti e decisioni di segno opposto, quali sono ad esempio i tagli per la finanza regionale e locale. Ciò non toglie nulla alla crucialità dei temi da affrontare: siamo qui nel pieno dei grandi motivi della crisi della società contemporanea, di quella perdita di senso dell ’ esistenza collettiva che pare continuamente evocare ener gie per poi distrarle, deluderle, deviarle. A chi teorizza un sen so impersonale, frigido attributo del sistema, possiamo ri spondere con le parole che in quel lucido saggio indiretto sul potere che è il romanzo di Ottavio Cecchi, Sopra il viaggio di un principe, il principe stesso pronuncia allorché si rende con to che «essere poveri non significa mancare di beni o di buone intenzioni verso il prossimo: essere poveri significa non avere futuro da spendere».
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