Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Nel Politecnico di Beijing ho visto tentare la progettazione di una terza via, quella di edifici a tre piani, realizzati con tec nologie e materiali «moderni», ma tendenti nelle forme a ri chiamare la tradizione stilistica cinese. Onestamente non mi è sembrata questa la strada da sviluppare, perché minata da una sostanziale preoccupazione formalistica: è forse meglio restare alle due alternative precedenti. Nei confronti delle quali, mi sembra che quella della edilizia tradizionale adeguata alle at tuali esigenze, sia stata chiaramente scartata a favore degli edifici alti formalmente legati allo stile internazionale. Le architetture cinesi stanno assimilando le tecniche costrut tive moderne e sarà possibile fare un bilancio dell ’ operazione, quando le esperienze saranno sufficientemente diffuse: si nota comunque fin d ’ ora il pericolo che la sostituzione dell ’ edilizia moderna a quella tradizionale, comporti un ulteriore addensa mento abitativo, pericoloso perché le città cinesi presentano già oggi eccessivi tassi di concentrazione demografica. Quan do in futuro sarà possibile aspirare a maggiori standards abi tativi e di servizi sociali e quando specialmente la motorizza zione individuale si affaccerà come problema reale, queste ec cessive densità oggi perseguite, rappresenteranno per l ’ urbani stica cinese un nuovo, difficile problema da affrontare. Varrebbe forse la pena non aspirare acriticamente soltanto alla realizzazione di forme architettoniche e urbanistiche eu roamericane ed affrontare anche il problema della evoluzione moderna della tipologia abitativa tradizionale delle case ad un piano; tematica, del resto, che nei più evoluti paesi dell ’ occi dente ha fornito numerose e valide soluzioni. Tanto più che l ’ economia cinese resterà ancora per molto tempo legata più alla vasta disponibilità di mano d ’ opera, che a quella di inve stimenti. Sembra insomma che gli errori già commessi spesso in occidente nell ’ uso indiscriminato delle tecnologie moderne ad elevato consumo energetico, dovrebbero mettere in guardia un paese in via di sviluppo a non imboccare lo stesso cammi no, senza averne corretto prima i gravi difetti. Da questo punto di vista la ripresa dei contatti culturali, oltre che politici, commerciali e turistici, fra la Repubblica Po polare Cinese e il mondo occidentale, potrà essere utile agli architetti e agli urbanisti cinesi. Più che ad apprendere le tec niche in uso nei nostri paesi — che ovviamente in molti casi sarà utile assimilare — essi dovrebbero porre attenzione ai no stri sbagli, spesso gravi e talvolta irreparabili, per affrontare analoghe situazioni anche sulla base delle esperienze e dei ri sultati negativi dell ’ occidente. Agli intellettuali europei, e agli architetti e urbanisti in particolare, il «riavvicinamento» della Cina può servire a mol te cose. Intanto dovrà farci riflettere la modestia e lo spirito di sacrificio con cui i colleghi cinesi affrontano gli impegni profes sionali, certamente ammirevoli anche se manifestati in condi zioni tanto diverse. Potrà poi aiutarci ad uscire dal nostro tra dizionale atteggiamento eurocentrico, che oggi è soltanto una forma di provincialismo culturale, di fronte all ’ esplosivo dila tarsi delle problematiche planetarie. Infine l ’ allargamento pro gressivo delle nostre conoscenze ad un Paese che rappresenta quasi un quarto dell ’ umanità, fornirà anche a noi un nuovo e sconfinato panorama sperimentale con cui confrontare le no

164

Made with FlippingBook - Online Brochure Maker