Problemi della transizione 1981
L ’ urbanistica in Cina
L ’ impatto che questa millenaria tradizione architettonica ha ricevuto scontrandosi un secolo fa con la cultura edilizia europea è stato inevitabilmente traumatico: vuoi perché la lentissima trasformazione stilistica e strutturale cinese non sopportava il confronto con una cultura costruttiva frutto di continue e rapide evoluzioni, vuoi perché il contatto si è rea lizzato sotto la spinta brutale dell ’ invasione colonialista. Il ri sultato è stato di comprensibile e giustificato rifiuto, creando da un lato minuscole isole di trapianto architettonico europeo a Shanghai o a Guangzhou (Canton), e provocando dall ’ altro un blocco quasi totale nella già lenta trasformazione della cul tura architettonica cinese. Così che quando, dopo la Liberazione, si sono posti re pentinamente i problemi della costruzione di massa, gli archi tetti hanno dovuto misurarsi con una totale insufficienza di mezzi espressivi e hanno finito per assumere il linguaggio figu rativo — oltre alle tecnologie moderne, in Cina tutt ’ altro che sviluppate — di provenienza euro-americana. Fino all ’ inizio degli anni Sessanta è allora risultato dominante l ’ accademismo architettonico di influenza sovietica, testimoniato emblemati camente dai brutti edifici che si fronteggiano sulla piazza Tian an men a Beijing, o la sua variante folcloristica che aggiunge all ’ accademismo i tetti a tenda alla cinese, come avviene nella Galleria nazionale d ’ arte o nel Palazzo della Cultura delle na zionalità sempre a Beijing. Dopo la rottura con i sovietici, negli ultimi venti anni i modelli formali sono piuttosto di ispirazione euroccidentale, con edifici di livello architettonico corretto, ma certamente as sai modesto, nei quali non si nota ancora il segno esplicito della elaborazione formale e strutturale cinese. Senza alcuna malizia vorrei ricordare che negli ultimi anni l ’ architettura so vietica ha percorso più o meno lo stesso cammino, così che fra un edificio residenziale prefabbricato cinese e sovietico c ’ è og gi ben poca differenza: i problemi in entrambi i casi sono rap presentati dalla grossolanità tecnologica e dalla mancanza di una autonoma elaborazione morfologica. E le costruzioni dei paesi capitalisti sviluppati, pur disponendo generalmente di più mezzi economici e di una superiore organizzazione tecni ca, a dispetto di una ricerca spesso esasperata dall ’ originalità formale, risultando nel complesso più valide di quelle realizza te nei paesi che si richiamano al socialismo. Non è però questo il problema architettonico che più mi è sembrato importante, quanto quello dell ’ uso urbanistico della nuova edilizia, prefabbricata o comunque a grossi edifici mul- tipiani: questa edilizia è sempre più spesso adoperata nelle grandi città cinesi non solo nei quartieri di espansione, ma an che nelle zone interne in sostituzione di interi isolati di casette tradizionali ad un piano. Questi isolati sono certamente da so stituire per ragioni igienico-sociali, non sarebbe economico re staurarle, né in Cina ciò sarebbe logico perché la storia del l ’ architettura cinese ha codificato le sostituzioni edilizie. Il problema è dunque se riproporre la tecnologia, i materiali e la forma delle tradizionali abitazioni ad un piano, opportuna mente adeguate alle attuali esigenze, oppure se operare la so stituzione radicale con gli altri edifici a molti piani, usando tecnologie, materiali e forme legate allo stile internazionale.
8. L ’ architettura con temporanea
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