Problemi della transizione 1981

La crisi dell ’ attualismo

da Carlini e dal suo attualismo, sarà bene .ac cennare al distacco ideologico-politico, aspet to che, nel presente volume, è valorizzato co me merita dalla figura di Giuseppe Lombar do-Radice. Di quest ’ ultimo sono ben messi in evidenza l ’ alta statura morale, l ’ onesta opero sità e il forte senso di impegno civile, la natu ra del tutto particolare del suo idealismo così come pure quella altrettanto peculiare del suo socialismo, infine, come rara nel campo della cultura d ’ allora, la pronta e coraggiosa scelta antifascista di cui sono emblematiche alcune sue belle lettere qui riportate. È proprio que sta sua diversa scelta di campo a determinare quel progressivo affievolirsi e raffreddarsi dei rapporti tra lui e Carlini di cui l ’ epistolario rappresenta una significativa testimonianza. Detto più precisamente, si assiste al tentativo da parte di Carlini e di altri vecchi amici at- tualisti di tenerlo lontano e di isolarlo (Carli ni, ad esempio, lo invita esplicitamente «a starsene in disparte, in nome del suo passato, se è incapace di marciare con i tempi» (p. 219), «quasi che — scrive amaramente Lom bardo-Radice a Carlini — il mio nome por tasse... la rogna, o peggio, come se qualsiasi nostro dissenso [...] fosse da te considerato pregiudizievole alla tua reputazione») (p. 248). Tuttavia, pur nell ’ isolamento in cui fu tenuto, Lombardo-Radice non si arrese, con tinuò a lavorare («Quando lavoro mi pare di rinascere, proprio di risorgere da una tomba» (p. 246), continuò a fare la propria parte, il proprio dovere di «cittadino che ha disgusto della degenerazione politica fascista» (p. 242). In conclusione diciamo che tutti e quattro i personaggi presi in esame in questo libro rap presentano delle eccezioni rispetto al quadro penoso fornito dal complesso degli intellet tuali italiani di allora. Tutti e quattro, chi pri ma chi dopo, chi in un modo chi in un altro, seppero recidere per un verso ogni legame con il fascismo (a questo riguardo dobbiamo rile vare che, a parte Lombardo-Radice e De Rug giero, i quali si accorsero presto della natura illiberale del regime, Cantimori e Della Volpe mantennero dei rapporti con esso che si pro trassero più o meno a lungo, ed è proprio questo, a nostro parere, un interrogativo, una

questione di estremo interesse che rimane da chiarire e che soprattutto dopo la lettura di questo libro si carica ulteriormente di proble maticità e di domande inquietanti) e per l ’ al tro verso (e qui la loro azione si è dimostrata invece, pur nelle loro diversità, pronta e im pegnata fin dagli inizi) seppero superare e uscire fuori dal «vecchio blocco di una cultu ra arretrata, retorica, formalistica, curiale» che, come ebbe a dire Giorgio Amendola, co stituiva il «fondo della società italiana» e che «era la vera base del blocco politico rappre sentativo del fascismo» 3 . Con questa cultura il fascismo, come ha os servato N. Bobbio, non ebbe bisogno di ri correre al bastone «perché bastò l ’ aggrotta- mento di ciglia»; essa «accettò, subì, si uni formò, si conformò, si rannicchiò» nel suo piccolo spazio nel quale continuare a vivac chiare, e per poter godere ancora dei propri privilegi si curò bene di tenersi lontana «dalla linea del fuoco» 4 . Questa vecchia cultura fu lasciata in pace perché non poteva dare noia, perché era innocua e aveva dato la propria adesione politica al fascismo. Non solo, ma, come dice ancora Bobbio, il fascismo trovò «un terreno particolarmente favorevole» in essa, perché era una «cultura retorica, spiri tualistica, alimentata dall ’ idealismo, ristretta- mente umanistica [...]; che disprezzava i fatti e s ’ inebriava in cambio di parole; e aveva sempre avversato la scienza, le scienze, come una forma inferiore di pensiero, contrappo nendo alle difficili semplificazioni di ogni ri cerca empirica le facili astruserie (non sembri una contraddizione) del pensiero che pensa se stesso» 5 . Si vede bene come da questa cultura «trasse alimento l ’ oratoria del fascismo che superava le difficoltà con le parole; e con le parole, ossia con idee vuote, piegava i nemici, armava gli eserciti, vinceva le guerre» 6 . Al termine delle nostre considerazioni ci sentiamo di poter concludere dicendo che Della Volpe, Cantimori, De Ruggiero e Lombardo-Radice devono la loro attualità, il loro insegnamento, la parte viva del loro pen siero alla loro volontà e capacità di liberarsi e di venir fuori dalle pastoie della vecchia cultu ra, dalle chiusure e dall ’ aridità del sistema monolitico della filosofia dell ’ Atto, nonché

più ferocemente nemici di questa in tellettualità delinquente, di questa classe bastarda» (cit. in G. A mendo la , op. cit., p. 46). 5 N. B obbio , art. cit., p. 243. 6 E. G arin , op. cit., p. 373.

smo, nel voi. a cura di G. Q uazza Fascismo e società italiana, Torino, Einaudi, 1973, pp. 214-224. Si comprendono allora le parole lancia te da Gobetti: «mentre assistiamo al le più vigliacche dedizioni degli intel lettuali ai fasci noi ci sentiamo tanto

3 G. A mendola , F u sconfitta la cul tura che non seppe resistere , in «Ri nascita», n. 23, 7 giugno 1974, poi in Fascismo e movimento operaio, Roma, Editori Riuniti, 1975, p. 47. 4 N. B obbio , La cultura e il fasci

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