Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
nuova luce dal concetto di protoindustrializ zazione. Per la Scandinavia è stato sostenuto che le attività agricole e quelle industriali rimasero così strettamente interconnesse fra di loro per tutto il XIX secolo da rendere incomprensibi le lo sviluppo industriale di tale area a chi vo lesse servirsi di un modello dualistico alla Le wis non opportunamente adattato. Come è stato suggerito anche da Pollard 4 , se si vuole impiegare un modello dualistico, occorre su perare la dicotomia tra settore industriale avanzato e settore agricolo-arretrato e distin guere tra un settore più «efficiente» e uno me no efficiente, all ’ interno dei quali possono es sere collocate le attività produttive di volta in volta pertinenti. Per altri paesi, i rapporti tra agricoltura e industria nelle fasi del primo decollo indu striale risultano ancora poco chiariti, anche se è ormai generale la conclusione secondo cui fu il mercato interno, e non quello estero, ad offrire il sostegno maggiore alla crescita della produzione industriale. Aperta resta, infatti, la discussione se furono le aree urbane 5 o quelle rurali a contare maggiormente in ter mini di domanda di prodotti industriali, come aperta resta la questione della provenienza dei capitali impiegati per lo sviluppo industriale. Tuttavia, resta fermo che molte delle «indu strie rurali» del settore protoindustriale — la na, seta, lino, canapa, lavorazione del legno, della carta, delle pelli e dei prodotti alimenta ri — affondarono inequivocabilmente le loro radici nel settore agricolo, che aveva spesso anche fornito quelle infrastrutture di traspor to, commercializzazione e credito di cui esse si servirono agli inizi. Ulteriori approfondimenti sul ruolo della protoindustrializzazione si potranno ricavare, secondo le indicazioni emerse al convegno, da nuovi studi locali condotti sulla linea di quelle intuizioni espresse tempo fa da Pollard 6 e
canismi che provocarono la crescita industria le di molti di questi centri, anche perchè la transizione si rivelò bensì probabile, ma non inevitabile: alcuni decaddero e vennero rias sorbiti dal mondo rurale che li circondava 3 . Inoltre, se, come già aveva indicato lo stes so Mendels, le nuove attività di fabbrica na scevano con maggiore probabilità nelle zone che avevano già sperimentato una protoindu strializzazione, tale condizione non appare né come fatto universale, né può essere conside rata come un nuovo «stadio» dello sviluppo, almeno allo stato attuale degli studi. È pre sto, quindi, per potersi schierare definitiva mente dalla parte della discontinuità storica, come gli storici della rivoluzione industriale hanno fatto a lungo, o da quella della conti nuità, suggerita dalla categoria di protoindu strializzazione. Occorre approfondire ancora le caratteristiche di quei casi di industrializza zione non preceduti da sviluppi delle «agro- industries», per vedere se essi sono almeno in direttamente ricollegabili ad una qualche pro toindustrializzazione, oppure rispondono a meccanismi originanti affatto diversi. Qualunque sarà l ’ esito di queste future ri cerche e anche se il concetto di protoindu strializzazione non potrà vantare validità ge nerale, il suo uso è servito non solo a spiegare i meccanismi di inizio di molti processi di cre scita industriale, ma anche a collocarne gli sviluppi in un contesto più appropriato. La relazione sulla Francia ha sottolineato la «protoindustrializzazione persistente» in tale paese, dove le forme di lavoro concentrato in grandi fabbriche hanno a lungo convissuto col lavoro artigianale e a domicilio, mentre anche per l ’ Inghilterra è stato sostenuto che la fabbrica di grandi dimensioni completamente meccanizzata non divenne la regola fin oltre la metà del XIX secolo, ossia un secolo circa dopo l ’ inizio della rivoluzione industriale. 3. Anche i legami intersettoriali ricevono
colture and thè Industriai Revolu tion», in Economie History Revietv, feb. 1977. 6 S. P ollard , «Industrialization and thè European Economy», in Econo mie History Revietu, 1973. L ’ A. ha dato sviluppo alle sue intuizioni ori ginarie nel suo già citato lavoro Pea ceful Conquest e nell ’ antologia di saggi da lui curata Region und Indu- strialisierung, Gòttingen, 1980.
3 Un ’ analisi assai acuta delle possibi li ragioni di successo o di insuccesso della transizione dalla protoindu strializzazione all ’ industrializzazione sta nel più volte citato, e veramente eccellente, nuovo libro di S. P ol lard , Peaceful Conquest. Thè Indu- strialization of Europe 1760-1970, Oxford University Press, 1981, pp. 63-78. 4 S. P ollard , op. cit. 5 II ruolo preminente delle aree urba ne viene, ad esempio, sostenuto per il caso inglese da P.K. O ’ B rien , «Agri
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