Problemi della transizione 1982
Rivoluzioni industriali
Ashworth 7 e diventate oggi, a mio avviso, non più ignorabili. È un fatto ormai definitivamente assodato che i valori assoluti e pro-capite di molte delle variabili analizzate a livello nazionale non possono essere correttamente impiegati nei tentativi di analisi causale dei processi legati alla rivoluzione industriale. Invero, tali pro cessi non tennero alcun conto delle frontiere politiche delle nazioni, ma si diffusero in Eu ropa seguendo linee e modalità che solo l ’ ana lisi comparata delle regioni che ne furono in vestite può rivelare. Alla luce di ciò, non può certo apparire un procedimento corretto quel lo di oscurare le trasformazioni strutturali su bite da certe aree, annegando gli indicatori più significativi di tali trasformazioni in me die nazionali che per loro natura tendono a cancellare ogni specificità e individualità. E ciò è soprattutto vero per quelle nazioni — quali l ’ Italia, l ’ impero asburgico, la Germa nia, la Russia, la Spagna — dove le diversità regionali erano particolarmente profonde. Naturalmente, non si vuole qui sminuire affatto l ’ utilità di analisi aggregate a livello nazionale, perché solo queste sono in grado di fornire un quadro d ’ insieme e un punto di partenza per la comprensione delle vicende successive alla rivoluzione industriale, la qua le ha reso dovunque la compagine nazionale più omogenea e significativa anche in termini economici. 4. Se le categorie di protoindustrializzazio ne e di diffusione regionale dell ’ industrializza zione richiamano le somiglianze, tutte le altre argomentazioni sviluppate al convegno non hanno fatto che insistere sulle differenze dei vari processi di crescita industriale. La dovi zia di particolari che sono emersi dalle rasse gne delle singole storie nazionali ha favore volmente colpito tutti i presenti: imprendito rialità, livelli di istruzione, tecnologia, diffu sione delle infrastrutture, sistemi creditizi, ruolo dello stato, patterns demografici ed im plicazioni sociali costituiscono ormai temi sui quali studi e ricerche — più o meno appro fonditi — esistono per ogni paese. L ’ interpretazione di tali differenze in termi ni comparativi segna, però, il passo dai tempi
della formulazione del meritatamente famoso modello gerschenkroniano 8 . Si è consolidata da allora la consapevolezza che il «timing» di ciascuna rivoluzione industriale è da conside rarsi cruciale. Il sentiero scelto, le opportuni tà aperte, la sequenza stessa del processo e la sua velocità sono tutti aspetti che dipendono dal momento in cui un ’ area si è affacciata alla soglia dell ’ industrializzazione e dal comporta mento e dalle potenzialità delle altre aree già industrializzate o in via di industrializzazione. Il momento in cui un ’ area giunge alla soglia del mutamento industriale dipende, a sua vol ta, dalle sue risorse, dalla sua localizzazione e dalle potenzialità accumulate nei tempi prece denti. Ebbene, l ’ importanza del «timing», come qui inteso, viene solo parzialmente catturata dal modello gerschenkroniano attraverso i concetti di arretratezza relativa e di fattori so stitutivi che spiegano, da un lato, la necessità di forzare il passo della crescita industriale al lo scopo di realizzare l ’ aggancio (catching up) con i paesi partiti prima e, dall ’ altro, la logica della diversità di certe componenti dei proces si tardivi — i fattori sostitutivi appunto — at tivati proprio perché in grado di originare e sostenere una crescita rapida nel particolare contesto di ciascun paese ritardatario. Ciò che manca è una esplicita considerazio ne delle molteplici interrelazioni che si vengo no a stabilire fra i primi arrivati (first comers) e gli inseguitori (followers), interrelazioni che, a loro volta, contribuiscono a caratteriz zare i vari processi di crescita industriale già fin dai primi stadi. Uno dei principali canali attraverso i quali si stabiliscono interrelazioni fra paesi è certa mente il commercio internazionale. Il ruolo del commercio internazionale nello sviluppo industriale dei vari paesi europei è stato assai diverso. Nella sua relazione sulla Gran Bretagna, Saul ha ribadito la conclusione, ormai conso lidata, secondo cui le esportazioni non stimo larono l ’ impiego di nuove tecnologie in In ghilterra fin dopo l ’ inizio della rivoluzione in dustriale, cioè fin verso la fine del ’ 700. Per la Germania, è stato riportato da Tilly un elabo rato modello dualistico di sviluppo industriale
7 W. A shworth , «Typologies and evidence: Has Nineteenth-Century Europe a Guide to Economie Growth?», in Economie History Re vietv, 1977. 8 Cfr. A. G erschenkron , Ilproble
ma storico dell ’ arretratezza economi-
ca, Torino, 1966.
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