Problemi della transizione 1982
Rivoluzioni industriali
del capitale straniero per il settore primario dei due paesi, per le infrastrutture e per i titoli di stato emessi in grande quantità, un pattern questo chiaramente volto ad una complemen- tarizzazione delle economie periferiche rispet to a quelle del «centro». Ben altro ci sarebbe da dire in merito alle caratteristiche degli investimenti stranieri in Eu ropa, ma ciò andrebbe al di là di un resocon to ragionato dei contenuti del convegno. Ac cennerò invece ad un terzo veicolo delle inter relazioni fra i paesi europei dell ’ epoca, il gold standard. Una revisione storica degli effetti del gold standard, iniziata alla fine degli anni ’ 50, ha ormai stabilito che essi furono negati vi per i paesi strutturalmente più deboli, i quali venivano particolarmente a soffrire delle politiche deflazionistiche che dovevano essere spesso adottate per impedire emorragie di oro. La relazione della Crisp ha confermato tale conclusione per quanto riguarda la Rus sia. Nessun altro relatore ha ritenuto di trat tare questo tema, che certo merita ulteriore approfondimento. 5. La necessità di una rielaborazione del modello di Gerschenkron dello sviluppo eco nomico europeo nell ’ 800 viene ormai avverti ta da molti. In tale rielaborazione dovrebbero trovar posto: a) una più accurata specificazio ne del concetto di arretratezza relativa in base alle caratteristiche regionali delle aree che si industrializzarono; b) gli effetti delle interre lazioni fra aree a diverso grado di sviluppo; c) le conseguenze dell ’ impiego di fattori sostitu tivi in termini di differenze socio-economiche dei processi di crescita. Quest ’ ultimo tema non è stato oggetto di queste brevi note, per ché il nesso tra fattori sostitutivi e caratteristi che distintive dei vari sistemi economici non è stato preso esplicitamente in considerazione da nessun relatore del convegno. Eppure esso è ben presente nella letteratura storico-econo mica di parecchi paesi (si pensi, per esempio, ai legami tra banche miste, concentrazione fi nanziaria e industriale, mercato oligopolisti co, dumping e struttura degli investimenti esteri nel sistema economico tedesco). Non potendo qui, per ovvie ragioni, prose guire su tale ambiziosa linea di riflessione, ci accontenteremo di qualche osservazione con clusiva su taluni aspetti metodologici delle re lazioni presentate al convegno. Ormai model li economici ed analisi quantitative basate sull ’ apparato categoriale dei conti economici nazionali non solo hanno acquisito diritto di
cittadinanza all ’ interno della storia economica dell ’ età contemporanea, ma ne costituiscono, in molti casi, l ’ asse portante. Fra le relazioni presentate al convegno due — quella sugli Stati Uniti e quella sul Belgio — hanno tratta to in modo praticamente esclusivo dei modelli ritenuti più appropriati per interpretare i fe nomeni oggetto di analisi. Il prof. North nella sua relazione ha svilup pato le implicazioni dell ’ introduzione di «co sti di transazione» in un modello neoclassico di crescita. Tesi centrale è che le caratteristi che salienti delle istituzioni politiche ed eco nomiche nate nei paesi industriali e determi nate, a suo modo di vedere, dalla necessità di adottare e far rispettare un insieme di regole di comportamento che limitassero la tendenza dei singoli alla massimizzazione del proprio tornaconto con qualsiasi mezzo, possono es sere convenientemente studiate in termini di costi della specializzazione e della divisione del lavoro. La relazione del prof. Lebrun, d ’ altro can to, è stata invece incentrata sulla costruzione di un modello strutturale di cambiamento, se condo la tradizione della storiografia degli Annales, in cui si ricorre persino all ’ entropia e al calcolo delle probabilità per rinvenire stru menti capaci di delineare i contorni di una «struttura di cambiamento di struttura». Se tali contorni non sono sembrati del tutto con vincenti, ciò è dovuto non solo alla forzata assenza di Lebrun, sostituito all ’ ultimo mo mento da un suo collaboratore, ma assai più probabilmente alla non dimestichezza di gran parte del pubblico con la modellistica cui il professore belga faceva riferimento. Ma anche in molte delle altre relazioni non sono mancati riferimenti a modell economici; fra i più citati, il modello dualistico alla Le wis, i modelli di crescita export-led, i modelli input-output, il modello neoclassico di cresci ta, il modello spaziale basato sulla nozione di polo di sviluppo e di settori traenti, il modello centro-periferia. Come pure ampi riferimenti hanno ricevuto i risultati di nuove analisi quantitative su investimenti, produzione, esportazione di merci e capitali, consumi, sa lari. Non è questa la sede per valutare la coeren za interna e la rilevanza storica dei modelli proposti, né per discutere la validità delle sti me quantitative offerte per un numero così vasto di paesi e di anni, benché proprio questi appaiano gli aspetti ad un tempo più affasci nanti ed intellettualmente stimolanti di una ri 203
Made with FlippingBook. PDF to flipbook with ease