Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

in cui le esportazioni giocano un ruolo chia ve. Secondo tale modello, le provincie orien tali sperimentarono negli anni 1818-1833 una bilancia commerciale in avanzo esportando beni primari verso l ’ Inghilterra. Questo per mise importazioni di beni intermedi dall ’ In ghilterra nelle provincie occidentali, le quali ne approfittarono per rafforzare la loro strut tura industriale e per esportare prodotti indu striali alle provincie orientali. Ciò avrebbe in centivato la nascita dello Zollverein e la co struzione di una rete di trasporti efficiente tra le provincie tedesche, senza che si rendessero necessari mercati extratedeschi per i prodotti industriali delle provincie occidentali prima di quel rafforzamento industriale che diede poi luogo a più alti livelli di efficienza e quindi ad una più elevata capacità competitiva dell ’ in dustria tedesca sui mercati mondiali. Ma le considerazioni più interessanti in me rito alle interrelazioni fra paesi a diverso livel lo di sviluppo si ricavano analizzando l ’ in fluenza del commercio internazionale nei pae si ritardatari. La relazione di Berend e, ancor più, il saggio pubblicato recentemente dallo stesso autore con il collega Ranki 9 , sono a questo proposito particolarmente illuminanti. L ’ analisi viene qui condotta in termini di un centro (core) industrializzato che domanda prodotti primari ad una periferia non ancora industrializzata, secondo il ben noto schema elaborato dagli studiosi dello sviluppo econo mico. Ciò che va spiegato è perché alcuni paesi periferici — i paesi scandinavi — furono in grado di far derivare dalle loro esportazio ni primarie una completa rivoluzione indu striale; altri paesi — Italia, Ungheria, Russia — seppero reagire positivamente, anche se i tempi per una loro completa industrializza zione furono più lunghi e complessi, mentre altri paesi ancora — Spagna, Portogallo, pae si Balcanici — subirono conseguenze per lo più negative. Nell ’ abbozzare una risposta, occorre in pri mo luogo distinguere tra i prodotti primari esportati dai paesi periferici in relazione a: 1) tasso di crescita della domanda dei vari pro dotti primari da parte dei paesi industrializza ti (ad es., il tasso di crescita della domanda di legname, grano, seta era certamente più ele

vato di quello di vino, olio, tabacco); 2) pos sibilità di trasformazione industriale del pro dotto primario (ad es., dal legname si poteva no ricavare cellulosa e carta con processi in dustriali altamente meccanizzati; all ’ olivo, agli agrumi o anche all ’ uva non si potevano invece applicare processi industriali di rilievo). Dall ’ ospitare alcuni o altri prodotti derivavano, dunque, conseguenze assai diver se per i vari paesi in termini di moltiplicatore industriale delle esportazioni primarie. In secondo luogo, vanno considerate le dif ferenze esistenti nei vari paesi periferici in ter mini di risorse ed infrastrutture disponibili, protoindustrializzazione in atto, intervento statale 10 , livelli di istruzione. Fu proprio la di versa dotazione di questi «prerequisiti» che determinò in larga misura la diversa capacità di reazione da parte dei paesi periferici nei confronti delle sollecitazioni derivanti dal commercio internazionale. Va ricordato a questo proposito che, laddove il commercio estero non fu fattore di sviluppo, esso rappre sentò ulteriore elemento di sottosviluppo, perché contribuì ad adattare le economie ar retrate ad un ruolo «complementare» nei con fronti di quelle avanzate, anche in forza degli effetti degli in vestimenti stranieri. Il caso italiano presenta, in questo conte sto, connotazioni particolarmente interessan ti. Come ha opportunamente richiamato il prof. Mori, il paese si dibattè a lungo nell ’ al ternativa tra imitare i paesi leaders o lasciarsi da essi complementarizzar6 attraverso il com mercio internazionale e gli investimenti stra nieri. Fu solo con quello che Mori ha chiama to «il terzo, decisivo tornante ottocentesco» alla fine del XIX secolo che la strada dell ’ in dustrializzazione venne irrevocabilmente scel ta, anche se con pesanti remore, dovute ai meccanismi di funzionalizzazione nei con fronti del «centro» in atto in vaste aree geo grafiche e settori produttivi del paese. Gli investimenti stranieri costituiscono un altro dei canali attraverso i quali si stabiliva no le interrelazioni fra paesi a diverso grado di sviluppo. Il tema è stato toccato al conve gno solo dalla Crisp per la Russia e da Nadal per la Spagna. In ambedue i casi, i relatori hanno sottolineato il predominante interesse

presa l ’ analisi comparata degli effetti del protezionismo europeo nel XIX secolo iniziata da P. B airoch , Com merce extérieur et développement économique de l ’ Europe au XIX siè- cle, Parigi, 1976.

9 I.T. B erend - G. R anki , «Foreign Trade and thè Industrialization of thè European Periphery in thè XlXth Century», in Journal of European Economie History, 1980, n. 3. 10 In questo contesto, andrebbe ri

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