Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
mettere in forte rilievo le differenze di interessi fra gli europei e gli americani 8 . Eppure, i leaders politici europei continuano a in sistere che non c ’ è alternativa alle formule della distensione: Hel mut Schmidt dice esplicitamente che la cooperazione economica e il dialogo politico con l ’ Unione Sovietica non vogliono dire ac quiescenza davanti ai suoi misfatti, ma è l ’ unica base immagina bile per la governabilità a livello globale 9 . Il commissario della CEE, Giolitti, vede la distensione come risultato logico dell ’ inter dipendenza sia intereuropea sia fra l ’ Europa e i blocchi 10 . Ma negli Stati Uniti, come Reagan ha dimostrato e ribadito, la distensione è una parola tabù. Si fa riferimento, come ha spiegato l ’ americano Hyland, alle presunte tendenze al riarmo: sarebbe stato precisamente durante l ’ epoca della distensione che l ’ Unione Sovietica avrebbe fatto crescere i suoi poteri geopolitici, arrivando alla posizione già nominata 11 . Ciò non vuol dire non riconoscere l ’ interesse degli europei in un ritorno alla situazione politica che ha caratterizzato la distensione. Si nota che la distensione fra la Repubblica Federale e l ’ Unione Sovietica è iniziata prima della versione a livello superpotenze e si riconoscono i vantaggi concre ti, in termini commerciali, politici e umani, che gli Europei han no goduto nell ’ epoca della distensione. Le duecento/trecentomila persone che sono riuscite ad emigrare dall ’ Europa dell ’ Est verso Ovest negli ultimi 10-12 anni sono considerate un simbolo del vantaggio europeo della distensione. Eppure, i commentatori più conservatori insistono che, nella misura in cui i rapporti con l ’ Unione Sovietica diventano il problema politico cruciale dell ’ Al leanza atlantica, proprio in questa misura i Sovietici sperano di in serire un ’ incudine nell ’ Alleanza atlantica, sperando di raggiunge re quello che sarebbe il loro obiettivo politico numero uno, cioè di spaccare definitivamente il sistema atlantico 12 . In contrasto con l ’ epoca della fine anni ’ 40, quando la NATO è stata fondata, è precisamente in questa zona che oggi le superpo tenze del sistema atlantico si trovano nelle sfide più insidiose. Al confine con l ’ Europa e l ’ Unione Sovietica, fonte indispensa bile di approvvigionamento energetico per gli Stati Uniti, il Me dio Oriente imprevedibile, impenetrabile, confuso rappresenta il palcoscenico e, allo stesso tempo, il creatore delle questioni e delle tensioni più pericolose. Il ruolo dell ’ OPEC, l ’ episodio dell ’ Af ghanistan e la rivoluzione nell ’ Iran, il problema permanente di Israele e della Palestina, che oggi prende la forma dell ’ invasione israeliana del Libano, il futuro dell ’ Egitto sono tutte questioni cruciali che mettono a nudo la tensione Europa-Stati Uniti, la di minuzione di prestigio dell ’ autorità americana e che impone agli alleati europei le scelte più difficili. Coordinare o no la pianifica zione militare europea per queste zone? Coordinare l ’ intervento politico europeo? Preparare degli strumenti militari di uso tattico? Rispettare o no la tradizionale supremazia americana nella zona o no? Prevedere una espansione dell ’ influenza sovietica? 8 JOFFE, pp. 843-44. 9 S chmidt , pp. 754-55.
4. Medio Oriente
10 Discorso di Giolitti al Bologna Center, Johns Hopkins University, 17/5/82. 11 H yland , op. cit. 12 Cfr.JOFEE, pp. 819-23.
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