Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

elezioni presidenziali negli Stati Uniti, nel 1980. Per la prima vol ta il Parlamento italiano ha potuto influire in modo decisivo sulle decisioni di politica estera nel caso delle sanzioni contro l ’ Argenti na durante il conflitto Falkland. I movimenti per la pace etc., ap pena nominati, pongono dei requisiti e delle pressioni molto pre cise sulle forze politiche: essi cominciano a rispondere; l ’ esempio della manifestazione pro-americana di Bonn durante la visita di Reagan in Europa ovviamente rappresenta una decisione delle for ze conservatrici in Germania di giocare anche su questo terreno extra-parlamentare. Il verticismo esasperante della gestione della politica internazionale diventa quasi provocazione, quando vedia mo la frenesia degli incontri dei leaders riportati quotidianamente dalla televisione; quando pensiamo alle dichiarazioni di principio ed alle promesse ed impegni che fioriscono in occasioni trasparen temente fasulle come i vertici di Ottawa, Versailles etc., quando si sa benissimo qual è stata la realtà del «contatto con la gente ordi naria di Europa» (Schmidt) che il Presidente di Hollywood ha ef fettivamente avuto durante il suo viaggio nel Vecchio mondo. Intanto lo scambio/confronto tecnologico, culturale, commer ciale, intellettuale fra l ’ Europa e gli Stati Uniti prosegue con l ’ in tensità di sempre. In altre parole: «life goes on». Una sommossa vista in TV da l ’ impressione che un ’ intera città, un intero paese sia in tumulto, mentre sappiamo dall ’ esperienza che la realtà è di versa, che, oltre, nella zona estranea al conflitto, la vita prose gue 51 . Così, l ’ enfasi martellante sugli elementi di conflitto e di «crisi», che contraddistinguerebbero il sistema atlantico attual mente, tende a nascondere l ’ immenso peso che hanno e hanno sempre avuto questi ultimi aspetti — culturali, commerciali etc. — che formano la sostanza dei rapporti Europa-America. È sicura mente aperta la questione suprema della sicurezza, in una situa zione in cui i rapporti di forza sembrano mutare e in cui le risposte strategiche sembrano sempre più incerte e pericolanti; gli Stati Uniti indubbiamente vorrebbero un maggior contributo europeo alla difesa comune e sono disposti, apparentemente, ad accettare cambiamenti istituzionali in cambio. Ciò dovrebbe essere visto co me un ’ opportunità di affermazione politica e democratica dell ’ opinione pubblica europea, i cui successi nella forma dei vari movimenti contro la corsa agli armamenti non possono essere più messi in dubbio. Ma è nel settore economico in realtà che le incognite sono più numerose e i pericoli più incombenti. Un ’ analisi completa della situazione attuale dovrebbe collegare elementi economici insième agli elementi geopolitici e strategici, anche se ciò vuol dire risco prire concetti che tutti ritenevano superati come il nazionalismo o il protezionismo. Mobilitarsi per le singole problematiche morali può essere utile e soddisfacente emotivamente, ma è solo con una visione alternativa globale che si può pretendere di avere un mini mo di autorevolezza politica reale. BIBLIOGRAFIA ART, R.J. , «Fixing Atlantic Bridges», in Foreign Policy, Spring 1982, pp. 67-85. BOWIE, R.R., «Thè Atlantic Alliance», in Daedalus, Winter 1981, pp. 53-69. C alleo , D., «Inflation and American Power», in Foreign Affairs, Spring 1981, pp. 781-812.

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