Problemi della transizione 1982
I rapporti Europa-USA
land imperversa; essa rappresenta un esempio quasi perfetto della contraddizione cui ci stiamo riferendo. Il sistema delle Nazioni Unite e dell ’ Alleanza Atlantica è chiamato a risolvere un conten zioso che vede come protagoniste due classi dirigenti motivate da interessi e da ideologie profondamente conservatrici. La posta in gioco lo è perché l ’ impero britannico possiede tuttora una certa presenza «anacronistica» in varie parti del mondo; Fanti- imperialismo si vede più forte in America latina che non l ’ attacca mento alle libertà democratiche di importazione molto più recen te. I metodi di combattimento, come abbiamo riferito, hanno ri velato qual è la strana combinazione di tecnologie nuove e di eti che umane tradizionali che occorre per combattere le guerre oggi. È precisamente questa miscela di elementi storici e di sviluppi nuovi che rende così labile il sistema di controllo attuale e, allo stesso tempo, così imprevedibile il fiorire dei momenti di crisi. Eppure, non difficile prevedere che, in alcune zone in particolare, la rivincita della storia continuerà a far sentire il suo peso. Questo processo in Medio Oriente è già cominciato con la caduta dello Scià; i suoi effetti drammatici, si può sicuramente affermare, si fa ranno sentire in modo più o meno allarmante. «Il nemico è chiunque ti fa uccidere, non importa da quale par te stia». Questa citazione, che viene messa in bocca a Yossarian nel romanzo di Joseph Heller Catch-22, riflette il timore di base che sta alla radice dei movimenti di pace di oggi: quello che i dirigenti della nostra «parte» sono pericolosi almeno quanto quelli della «parte» nemica. In ogni caso, esiste comunque, come abbiamo vi sto, il problema di fondo del controllo dei processi politici in atto a livello internazionale. Bisogna affidarli ai tecnocrati della fo- reign policy community'* Gente così impreparata, così incapace, scopriamo, di prevedere e di gestire la crisi? 49 50 51 Dobbiamo affidarlo ai politici della destra che rivendicano i diritti nazionali, che gio cano su quegli elementi nostalgici che oggi nuotano nella psiche collettiva? Persone che scelgono il ritorno alle antiche certezze co me unico sistema di controllo affidabile? Oppure puntare sulle forze provenienti dal basso che oggi si riconoscono nei movimenti anti-nucleari, nei movimenti ecologici, nei movimenti terzomon disti, nei movimenti contro la fame nel mondo, che potrebbero rappresentare delle nuove istanze di partecipazione democratica ai processi internazionali in atto? Il controllo democratico dei pro cessi di elaborazione della politica estera resta un problema crucia le delle democrazie liberali in Occidente, un problema aperto. Per la prima volta la politica estera è stata una questione-chiave nelle
Implicazioni politiche dello scontro fra passato e futuro
49 Cfr. J. H arper , «Postwar U.S. Fo- reign Policy, Patterns and Porspects», relazione al convegno «America Bet- ween Past and Future», Bologna Cen ter, Johns Hopkins University, feb braio 1982. 50 Particolarmente agghiacciante sotto questo profilo il racconto dell ’ ex-consi gliere per i problemi strategici, Molan- der, su i suoi anni alla Casa Bianca, (Thè Guardtan Weekly, 4/4/82). Egli dirige ora uno dei movimenti per la pa ce americani. 51 Questo effetto di distorsione viene moltiplicato naturalmente in casi come
i la visita di Reagan a Bonn, quando una delle maggiori reti americane ha man dato 2 squadre per filmare il vertice, e ben 4 per riprendere le attività delle manifestazioni di opposizione. Cfr. J. D ornberg , art. cit. , nota 36.
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