Problemi della transizione 1982
Sul Medio Oriente: considerazioni inattuali
di Roberto Finzi
1. La discussione sul Medio Oriente (termine di natura euro centrica) oscilla, scomposta, fra assoluto contingente e teologia. Ne risulta un ’ immagine da gioco dei bussolotti. Per ristabilire la possibilità di comprensione della figura da ricomporre è necessario allora (ri)mettere in campo qualche premessa del tutto banale. Il quadro geo-politico della crisi innanzitutto: dall ’ Iran incuneato nel pieno dell ’ Asia, alla Libia (almeno), alle coste settentrionali dell ’ Oceano Indiano. E quindi le onde che da questa grande area si propagano fino, ad esempio, nell ’ altipiano eritreo o — su un versante diverso — nelle repubbliche asiatiche e musulmane dell ’ URSS (e poi in Afganistan). I temi sono molti. Quello strate gico, come ognuno sa, si chiama petrolio; quello culturale è l ’ IsIam; il nodo politico è una volta di più la democrazia. E a livel lo ideologico ci si potrebbe interrogare sull ’ universalità o meno, l ’ indivisibilità o no del «giusto». A sinistra (che è quel che ci inte ressa) Komeini fruisce d ’ una certa variante leninista: l ’ Asia avan zata..., una mai sopita visione-«corrente» à la Sultan Galiev-Roy. Ma pure della sacrosanta (e a volte tardiva) acquisizione della complessità delle vie della storia. Che può essere pure un facile passepartout per non spiegare nulla e accettare qualsiasi connubio conveniente. Diversi gruppi dirigenti arabi (che si fregino o meno di galloni «socialisti») si sono giovati e si giovano della versione «realista» sovietica della categoria di «borghesia nazionale». Il sio nismo «socialista» gode di qualcosa di più e di diverso del riflesso di un oscuro senso di colpa collettivo o, in positivo, di una solida rietà antifascista. A riguardare con attenzione le acritiche (talvolta isteriche) solidarietà del ’ 67 — che molto hanno poi giocato in nuove, attuali, solidarietà egualmente acritiche — si ìegge in tra sparenza qualcosa d ’ altro. Nel movimento operaio europeo spesso «terzomondismo» e «eurocentrismo» sono restati (e restano) più o meno sotterraneamente tali. Non si sono saldati in sintesi strategi che d ’ insieme. La loro composizione, quando si è data, si è pro dotta sui terreni parziali — tra loro non coincidenti, a volte, anzi, opposti — della solidarietà o della realpolitik. Dunque: un grumo denso di problemi ancora del tutto intatto, sul piano oggettivo come su quello «soggettivo» della sinistra. Fra i bubboni che devastano il corpo mediorientale sembra che gli stre
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