Problemi della transizione 1982
Kelsen e Marx
ciali o se questi ultimi determinino il diritto sta tutto qui. Se guiamo il procedimento di Marx. Egli trova che la categoria giuridica moderna presenta un carattere particolare nel quale si esprime la sua specifica stori cità. Questa categoria è la mediazione universale dell ’ agire so ciale, e però è insieme specifica forma di dominio e di conteni mento dell ’ agire stesso. Essa è mediazione del consenso e del dissenso, della libertà e della coercizione, del riconoscimento e della esclusione. Questo carattere contraddittorio della cate goria non è spiegabile né in base all ’ assunzione che il dover es sere giuridico sia un principio a priori, né che esso sia un mo mento dello spirito oggettivo, né è spiegabile in base alla logi ca del concetto. E qui che si rivela l ’ impotenza dell ’ assunto kelseniano. Il postulato della purezza della teoria si trasforma necessariamente nel postulato della purezza della categoria giuridica: per restare coerente con la sua ipotesi descrittiva Kelsen deve ricorrere alla finzione dell ’ intervento dell ’ intelletto astratto. Ma anche questa finzione è sterile. Le variabili della logica del concetto che Kelsen costruisce sono determinati contenuti di senso la cui variabilità non deriva né dall ’ inter vento dell ’ intelletto, né dall ’ intervento del pensiero, ma deriva dalla funzione che la giuridicità ha nella relazione tra la nor matività socialmente necessaria e la struttura materiale di sen so dell ’ agire sociale. Ogni determinazione della categoria giu ridica al di fuori di questa relazione è puramente tautologica: il diritto è dover essere giuridico. La teoria del diritto di Marx è una ipotesi che ha per oggetto proprio la determinazione epistemologica di questa relazione. L ’ indagine di Marx perviene alla determinazione che la struttura normativa di senso non è altro che un rapporto so ciale che è divenuto rapporto di dominio, e che la contraddit torietà della categoria giuridica è la contraddittorietà già con tenuta nel processo di circolazione dei rapporti sociali che producono questa trasformazione. Sorge subito il problema di determinare teoricamente quest ’ ultimo passaggio. La risposta di Marx è che la trasfor mazione non c ’ è, è un ’ apparenza 23 , perché già nei rapporti so ciali il senso è senso separato di un agire che non appartiene agli individui produttori. La separazione allora è immanente all ’ agire stesso, non in quanto sua oggettivazione, ma in quan to espropriazione del senso e della razionalità. Il lavoro è, al lora, duro lavoro 24 della riappropriazione del senso, e questa riappropriazione è regolata e determinata dai contenuti nor mativi di senso separati ed assume la forma del riconoscimen to. Ma l ’ avvenuta riappropriazione significa da una parte ulte riore espropriazione: essa pertanto aziona un più largo movi mento dialettico; d ’ altra parte essa produce instabilità, e que sta instabilità porta ad un rafforzamento del potere normativo della struttura di senso. Il lavoro è però anche duro lavoro della liberazione, in
23 K. M arx , Lineamenti fondamen tali della critica dell ’ economia politi ca (tr. it. di E. Grillo), La Nuova Ita lia, Firenze 1970, voi. II, pp. 78-79. 24 Cfr. H egel , Lineamenti di Filoso fia del diritto, cit. par. 187.
59
Made with FlippingBook. PDF to flipbook with ease