Problemi della transizione 1982
Kelsen e Marx
soggetti uguali, dall ’ altra c ’ è la reale opposizione di questi sog getti che lottano per il riconoscimento e per la riappropriazio ne; da una parte la bestia selvaggia di cui parla Hegel, dall ’ al tra la ragione unificatrice che doma e addomestica. Marx ci spiega perché la bestia selvaggia deve essere do mata e addomesticata: perché solo in questo modo si può rea lizzare la universale realtà dello scambio sociale e l ’ universale dominio della istanza materiale, perché solo così si può repri mere la insubordinazione del lavoro attraverso il controllo della lotta per il riconoscimento. L ’ astrazione, allora, è ragio ne universale dello scambio, condizione della sua possibilità, ma insieme anche suo prodotto; essa è nella opposizione ri spetto alla società civile, sua ragione ordinatrice, sua forma di dominio: essa è diritto e Stato. Il diritto è controllo, dominio: esso è però un dominio che ha le sue radici nella società civile e nella sua dialettica: una necessità esterna di contenimento che scaturisce dalla lotta per il riconoscimento e media la riap propriazione. In quanto cristallizzazione normativa di senso e ragione ordinatrice, il diritto si emancipa rispetto alla sfera materiale della produzione di senso: esso è anzi nella opposizione rispet to a quella sfera. Il diritto diventa forma, e perciò appare co me il prius rispetto alla società civile. «Ciò che doveva essere razionale risultato diventa mistico punto di partenza» 39 , scri ve Marx. Il diritto appare come il punto di partenza di un processo privo di mediazioni. Ferma a questa apparenza la scienza giuridica sostituisce alla dialettica della società civile la logica del concetto. Ma quella apparenza è mera ideologia. In questo senso: che il diritto è ideologia perché è il sistema nel quale la reale opposizione che ha luogo nella società civile ap pare come superata e conciliata nella universalità, la scienza del diritto è ideologia perché riproduce questa apparenza. Il carattere ideologico del diritto, allora, consiste in que sto: che esso è il sistema nel quale si cristallizza l ’ apparenza che l ’ agire sociale sia regolato dalle forme di dominio mentre esso non è altro che la struttura di senso che reprime l ’ istanza materiale della immediatezza e della particolarità attraverso il controllo del lavoro sociale. Resosi autonomo il diritto appare come la reale oggettività: di fronte ad esso l ’ agire sociale è me ra soggettività. Ma questa soggettività non è più positiva per ché essa non appare più come il soggetto del movimento, ma come la negazione. La soggettività è nella negatività 40 . Concludo. Marx costruisce una epistemologia giuridica che riconosce come inizio della scienza il reale inizio del processo: la dialettica di quella esteriorità selvaggia 41 nella quale si pro duce il senso e si consuma la separazione. Il risultato di questa dialettica è la categoria contraddittoria della giuridicità. Questa categoria è contraddittoria in quanto risultato del la opposizione nella società civile e insieme mediazione uni versale dell ’ agire sociale; essa è senso dell ’ agire prodottosi nel
39 Ivi, p. 52. 40 Qui si appunta la critica alla con cezione luhmanniana della positività del diritto e alla sua concezione della negazione e del senso; cfr. N. L uh - mann , Sinn als Grundbegriff der So- ziologie, in: J. H abermas -H. L uh
hegeliana del diritto pubblico, in: Opere filosofiche giovanili, a cura di G. Della Volpe, Ed. Riuniti, Roma
1963, p. 43. 37 Ivi, p. 51. 38 Ivi, p. 44.
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