Problemi della transizione 1982
Indagine sugli studenti in E.R.
tuti tecnici che oltre a lavorare in percentuale maggiore degli altri lo fanno anche per una quantità di tempo superiore. Alla base di queste differenze sta probabilmente anche il diverso va lore che le esperienze lavorative hanno per gli studenti dei diversi istituti superiori. Per esem pio Capecchi, analizzando il lavoro degli studen ti, afferma: «Per uno studente di istituto tecnico industriale o professionale l ’ esperienza lavorati va fatta durante gli anni di scuola media superio re può essere l ’ inizio di un apprendistato verso un primo lavoro stabile» 54 . Inoltre bisogna anche considerare che le scuole tecniche e professionali forniscono capacità immediatamente impiegabi li in termini di lavoro; è cioè possibile agli stu denti di queste scuole tradurre in pratica lavora tiva quanto viene loro insegnato; mentre per gli studenti del filone umanistico è più difficile tra durre in lavoro le nozioni apprese, e l ’ esperienza lavorativa, più che un approccio verso il futuro lavoro, rappresenta un precoce inserimento nel mondo del lavoro e una esperienza diretta di la voro marginale nell ’ ambito dell ’ economia paral lela 55 . 4.2. Gli atteggiamenti nei confronti del lavoro Uno degli aspetti più dibattuti del rapporto giovani-lavoro è stato proprio quello degli atteg giamenti e delle opinioni che i giovani hanno nei confronti del lavoro, e che sarebbero mutati negli ultimi anni; si è parlato di disaffezione al lavoro, di rifiuto del lavoro, e di rigidità della of ferta 56 . Già la stessa diffusione dell ’ esperienza lavorativa tra gli studenti smentisce decisamente alcune di queste interpretazioni, mettendone in luce il carattere di pregiudizio; ma essa, di per sé, non è sufficiente a rendere conto di quali sia no i contenuti ideologici che i giovani elaborano nei confronti del lavoro. E necessario, allora, tentare di procedere verso l ’ individuazione delle valenze che essi assegnano al lavoro: di dipanare, cioè, la complessità delle sue attribuzioni cercan do di individuare sia la concezione del lavoro
nell ’ insieme dei rapporti che ciascuno individuo sviluppa, sia i contenuti specifici che lo connota no. Il primo aspetto che l ’ indagine intendeva co gliere è, dunque, la concezione presente tra gli studenti relativa al ruolo del lavoro, e cioè il peso che esso può avere come strumento della propria realizzazione e valorizzazione personale, e della propria collocazione sociale 57 . Dalle risposte emergono tre tipologie di atteggiamenti: la pri ma considera il lavoro soltanto dal punto di vista del valore acquisitivo, della possibilità di trasfor mare il lavoro in prestigio sociale e identifica la realizzazione di sé, mediante il lavoro, con il successo e con il guadagno. La seconda, di tipo strumentale, vede il lavoro come un mezzo per assicurarsi le condizioni materiali della propria sopravvivenza, mentre la realizzazione di sé — in questo caso definita come l ’ aver tempo per sé e per i rapporti interpersonali — viene ricercata altrove. La terza propone una considerazione equilibrata del lavoro, né solamente acquisitiva né puramente strumentale, dove questo assume un valore importante all ’ interno, però, di rap porti di parità con le altre esperienze personali. A quest ’ ultima può essere avvicinato l ’ atteggia mento presente in un altro gruppo di giovani, portatori di una concezione analoga dal punto di vista del ruolo del lavoro all ’ interno della vita personale, ma che appunta l ’ interesse soprattut to sui contenuti concreti del lavoro ed è critica verso il modo attuale di lavorare. Tra gli studenti del nostro campione prevale una visione del lavoro equilibrata: il 45,6% af ferma che il lavoro è importante ai fini della pro pria realizzazione personale ma non ne è il mo mento definitorio né prevalente; ristretta è l ’ area strumentale (12,8%) che privilegia l ’ etica del tempo di non lavoro; più consistente, ma pur sempre minoritaria, è l ’ area di quanti considera no il lavoro essenzialmente per il suo valore ac quisitivo (32,5%). Non ci sono differenze sostanziali né in rela
54 Cfr. V. C apecchi , Disoccupazione giovanile e rapporto scuola-lavoro: mu tamenti strutturali e nuovi valori, cit., p. 114. Lo stesso autore, per quanto ri guarda il rapporto scuola-lavoro, sotto linea l ’ importanza di analizzarlo attra verso lo studio dei percorsi scuola- lavoro, cfr. Lavoro e condizione giova nile, cit. 55 Sulle distinzioni tra economia uffi ciale ed economia parallela, avendo co me punto di riferimento l ’ Emilia Ro magna, si rinvia a V. CAPECCHI, Lavo ro e condizione giovanile, cit., e Per
tellettuale, in «Quaderni della fonda zione G. Agnelli», 14, 1977; o da G. AMENDOLA, La questione giovanile e il partito comunista, in «La città futura», 12, 1979. Sul mutamento di «clima» ri spetto a questo primo dibattito si può tener presente l ’ articolo di P. GlOVAN- NINI, Ideologia e realtà del rifiuto del lavoro, «Rinascita», 43, 1980. 57 Questa la domanda da noi utilizzata e le percentuali di risposta ottenute: parlando con alcuni giovani sono emer se diverse affermazioni sul lavoro che qui ti sottoponiamo. Puoi dire a quale
iniziare a riflettere sulla politica del tempo, in «Economia e Politica», 3, 1982. Come bibliografia generale su questo argomento rinviamo alla ampia rassegna fatta da A. BAGNASCO, L z questione dell'economia informale, «Stato e Mercato», 1, 1981. 56 L ’ analisi degli atteggiamenti dei giovani verso il lavoro, in questa come in altre ricerche, è certamente da inse rire nel clima di «verifica» e «risposta» a posizioni sul rapporto giovani e lavoro come quelle espresse per esempio da E. GORR1ERI, Lavoro manuale e lavoro in
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