Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

posizione quasi speculare di due possibili attività lavorative; al posto occupato dal tecnico nell ’ in dustria nelle scelte maschili corrisponde l ’ inse gnante in quelle femminili. Sembra quasi di in- trawedere dietro queste scelte l ’ individuazione di una diversità tra maschi e femmine, non solo nella posizione lavorativa, ma anche nella lo ro funzione sociale: nella produzione quella dell ’ uomo, nell ’ educazione, nel prolungamento verso l ’ esterno dei compiti familiari, quella della donna. Le scelte di rifiuto dei maschi si concentrano verso i lavori manuali, ma soprattutto nei con fronti della precarietà del rapporto, della suppo sta dequalificazione nelle mansioni connesse a determinate attività e della fatica fisica; fra i la vori rifiutati dalla maggioranza degli studenti (in cui la modalità di risposta «non accetterei mai» è superiore al 50% dei casi) ritroviamo: il bidello o l ’ usciere (70,3% maschi), i lavori sal tuari o precari (rispettivamente 61,5% e 58,0% delle risposte dei maschi); il salariato agricolo (50,4% maschi). Il lavoro subordinato di fabbri ca, invece, pur risultando fra quelli più rifiutati e l ’ ultimo in graduatoria fra quelli accettati vo lentieri, è considerato quasi dalla metà degli stu denti come una possibilità lavorativa che non va rifiutata del tutto. Fra le donne sono decisamente i lavori manua li e subordinati ad essere meno accettati; anche in questo caso si fa strada l ’ ipotesi, fra quasi la metà delle studentesse intervistate, che il lavoro di operaia possa essere, magari in stato di neces sità, accettato; anche fra esse inoltre, il rifiuto più esteso si riscontra verso quei settori lavorativi che appaiono più deprivati in termini di profes sionalità; vale a dire che, a parità di condizioni vere o presunte, la scelta cade verso quei lavori che appaiono più qualificati o, comunque, più produttivi. Il determinarsi delle aspirazioni, sulla base an che delle possibilità reali di concretizzazione, appare ancora se consideriamo il tipo di scuola frequentata; esso, in una certa misura modifica la direzione delle aspettative, e la disponibilità, più o meno accentuata, a svolgere certi tipi di la voro: la figura del libero professionista predomi na decisamente fra i liceali e gli studenti degli istituti tecnici; il lavoro impiegatizio ed educati vo fra gli studenti dei tecnici, dei professionali e delle magistrali; il lavoro operaio è il più rifiuta to proprio fra i liceali. In generale ci sembra di poter dire che emer gono atteggiamenti di grande realismo, che le aspirazioni nei confronti del lavoro sono segnate dalla concretezza e dalla ricerca di una corrispon

vori brevi ma ben remunerati, alla non accetta zione del lavoro manuale, e così via. Nel nostro caso abbiamo assunto questo con cetto come ipotesi per verificare se, e verso quali lavori particolari, si manifestano, tra i giovani in tervistati, atteggiamenti di rifiuto o di disponi bilità. A questo scopo è stato sottoposto agli in tervistati un elenco di possibili attività lavorative verso le quali essi avrebbero dovuto esprimere o una preferenza decisamente accentuata («accet terei molto volentieri»), o una scelta di necessità, o un completo rifiuto. Le modalità di costruzio ne della domanda ci permettono di individuare, da una parte, quali attività lavorative apparten gono al bagaglio di aspirazioni studentesche; dall ’ altra, quali sono le aree di lavoro intorno a cui si coagulano atteggiamenti di rifiuto. Sulla base delle scelte degli studenti e in rela zione alla prima modalità di risposta, è stata co struita una graduatoria per i maschi e una per le femmine (cfr. Tab. 4.3). Le preferenze dei ma schi si orientano particolarmente verso le attività professionali che presentano un alto grado di au tonomia, di accentuata professionalità, di presti gio, e anche tratti di imprenditorialità sia indivi duale sia collettiva; infatti nei primi sei posti della graduatoria maschile si rintracciano quattro prospettive professionali il cui svolgimento pre suppone proprio queste caratteristiche (il libero professionista, il socio in una cooperativa, in un negozio, in un laboratorio, l ’ inserimento nell ’ azienda familiare, l ’ artigiano). Le altre due, il tecnico nell ’ industria e l ’ impiegato di banca, rientrano certamente fra le attività subordinate, ma fra queste si caratterizzano per un ruolo non puramente esecutivo e sicuramente più presti gioso o remunerato. L ’ immagine delle prospettive lavorative fem minili sembra segnata da una maggiore concre tezza, determinata, forse, in parte dalle prospet tive reali, in parte dal prevalere dei modelli so ciali di lavori più «adeguati» al ruolo di donna: accanto alla scelta di attività professionali libere, prevalgono alcune funzioni lavorative tipica mente femminili: l ’ impiegata (statale o di ban ca) e l ’ insegnante. Anche il posto assegnato, nel le loro preferenze, ai rapporti di lavoro tempora nei e precari, è diverso fra maschi e femmine: la maggior propensione, che queste ultime mostra no, potrebbe sottintendere sia una loro consape volezza delle difficoltà del lavoro femminile ad inserirsi stabilmente nel mercato, sia una ricerca di conciliabilità dell ’ impegno lavorativo con una presumibile carriera familiare. Un confronto tra le graduatorie delle scelte dei maschi e quelle delle donne fa emergere un ’ altra particolarità: la

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