Problemi della transizione 1982

Indagine sugli studenti in E.R.

denza tra studi intrapresi e scelta del lavoro. Inoltre, pur essendoci una notevole distanza tra questi giovani e i lavori manuali, non si ha un at teggiamento pregiudizialmente contrario al la voro operaio, che d ’ altronde è assai più accettato rispetto ad attività quali l ’ usciere e il bidello, che non solo sono tipi di lavoro dipendenti e dequa lificati, ma anche tipici di una visione assisten- zialistica. Ci sembra, inoltre, che le aspirazioni verso i lavori produttivi, e in particolare verso i lavori autonomi, espresse da questi studenti pos sano indicare che, se rifiuto del lavoro esiste, non è tanto rivolto nei confronti del lavoro manuale in sé, quanto piuttosto del lavoro dipendente 67 . Una delle ipotesi più interessanti, emerse dal le ricerche sul lavoro degli studenti, ritiene che non sia riscontrabile un rapporto tra l ’ esperienza lavorativa e la collocazione sociale della famiglia di origine, almeno nei termini di un ’ attività svolta per fare fronte alle necessità economiche della famiglia; d ’ altronde il fatto stesso che siano degli studenti di scuola superiore definisce che il loro guadagno non è essenziale alle famiglie. Per esempio, gli studenti del liceo «Fermi» di Bolo gna, che avevano detto di aver lavorato, nel 96% dei casi affermavano di averlo fatto per soddisfa re alcune esigenze personali, per aumentare i lo ro livelli di consumo e che, se le loro famiglie li avevano incoraggiati a lavorare, ciò non era tanto dovuto ad esigenze economiche o al contributo che essi avrebbero potuto dare al reddito familia re, quanto piuttosto al fatto che dai loro genitori il lavoro era considerato «strumento di crescita e di formazione delle nuove generazioni» 68 . An che la ricerca condotta da Ricolfi e Sciolla tra gli studenti torinesi attribuisce ad una matrice sog gettiva la scelta di lavorare effettuata dagli stu denti del loro campione 69 , dato che essa non ri sulta correlata con la classe sociale di provenien za. Così pure Capecchi ritiene che il bisogno di autonomia e il desiderio di indipendenza econo mica concorrano largamente a determinare l ’ at teggiamento dei giovani nei confronti del la voro 70 . La nostra ricerca conferma che l ’ esperien za lavorativa è assai diffusa anche tra quei giova ni che si suppone potrebbero essere mantenuti, anche ad un livello alto di consumi, dalle loro fa miglie: infatti, se analizziamo nel dettaglio i da ti in rapporto alla professione paterna, risulta che lavora il 50,8% degli studenti provenienti dai ceti superiori, cioè figli di imprenditori, libe ri professionisti e alti dirigenti; ma che quelli dei coltivatori diretti lavorano in numero assai mag giore, seguiti dai figli degli operai comuni e spe cializzati, degli artigiani e dei commercianti; i fi gli degli impiegati e degli insegnanti si trovano meno frequentemente inseriti in una esperienza lavorativa (cfr. Tab. 4.4). Resta comunque fer mo, anche a parità di condizione professionale paterna, il notevole divario esistente tra il nume ro di maschi e di femmine che lavorano. Le tradizionali spiegazioni circa il lavoro degli studenti mettevano in stretta relazione l ’ espe rienza lavorativa con il bisogno economico. La motivazione economica, ci sembra, anche alla luce delle ricerche che abbiamo indicato, com plessivamente ridefinibile in termini «soggetti vi», di ricerca di autonomia economica dei sog getti giovanili. Tuttavia le differenze rilevate all ’ interno del nostro campione mostrano che una collocazione sociale alta riduce le motivazio ni economiche soggettive; i nostri dati suggeri scono inoltre che anche altri fattori possono con correre ad influenzare le scelte lavorative. Uno di essi appare legato alla cultura presente e ai mo delli proposti nelle famiglie: in alcune di esse, quelle con i livelli di istruzione più elevati, vi è probabilmente una valorizzazione del tempo di non lavoro, mentre l ’ opposto dovrebbe valere per altri tipi di ambiente familiare, per esempio quello operaio; e in effetti a lavorare meno fre quentemente sono proprio gli studenti prove 4.4. Lavoro, condizione sociale e collocazione politica

67 L ’ analisi di una possibile caduta del «modello» di lavoro dipendente, con orari rigidi e per tutta la vita, è attual mente al centro di un dibattito che si può ritenere successivo a quello sul «ri fiuto» del lavoro prima esaminato. Nel recente dibattito italiano su giovani e lavoro si è infatti avuta una prima fase in cui, con ricerche empiriche, si è cer cato di verificare se i giovani rifiutava no il lavoro, e in particolare quello ma nuale. Attualmente si ritiene soprat tutto rilevante verificare il possibile ri fiuto non del lavoro in sé, ma del lavo ro dipendente rigidamente vincolato

69 L. R icolfi , L. S ciolla , Senza pa dri, né maestri cit ., p . 101. 70 V. CAPECCHI, Disoccupazione gio vanile e rapporto scuola-lavoro: muta menti strutturali e nuovi valori cit. , p. 114.

agli orari. Sono perciò analizzate ri chieste di flessibilità nell ’ ambito del lavoro dipendente e la diffusione di un orientamento verso forme di lavoro au tonomo. Diventa allora centrale la ri flessione sulla organizzazione del tem po (di lavoro, come di non lavoro); in questa direzione si può fare riferimen to alla bibliografia francese ed anglo sassone ricordata da V. CAPECCHI, Per iniziare a riflettere su una politica del tempo cit. 68 G. D e S abata , Il lavoro degli stu denti in un liceo scientifico cit., p. 67.

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