Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

nienti dai ceti superiori e i figli degli impiegati e degli insegnanti. Infine, per alcuni tipi partico lari di professione paterna — coltivatore diretto, artigiano, commerciante — la scelta di svolgere un ’ attività lavorativa appare da collegarsi al fatto che la famiglia stessa può offrire opportunità in questa direzione, o all ’ interno della propria azienda o, comunque, nell ’ ambito professionale paterno. La collocazione sociale non sembra, invece, in durre atteggiamenti molto diversificati per quanto riguarda la concezione del lavoro — tutti i gruppi sociali riconoscono l ’ importanza che es so ha per la loro realizzazione, ma all ’ interno e alla pari di altre esperienze — mentre pare in fluenzare più decisamente le opinioni sull ’ orga nizzazione del lavoro. Le differenze più rilevanti riguardano la valutazione del rapporto tra qua lità del lavoro svolto e relativa remunerazione. Tra gli studenti dei ceti superiori prevale l ’ idea che sia giusto che ad un lavoro molto qualificato ed interessante, come il medico, l ’ ingegnere o l ’ avvocato, si accompagni anche una elevata re tribuzione (62,9% d ’ accordo); l ’ opinione oppo sta prevale tra i figli degli operai (58,8% di di saccordo) quasi a sottolineare che il prestigio e l ’ interesse dovrebbero essere controbilanciati al meno da una migliore retribuzione della fatica fìsica insita nel lavoro di operaio. Inoltre questi ultimi sono, più degli altri, favorevoli ad una ro tazione sui mestieri sgradevoli (4- 12% circa ri spetto agli studenti dei ceti superiori), e meno d ’ accordo ( — 8,3%) con l ’ ipotesi di affidare solo a chi non ha studiato i lavori più umili, cioè a va lutare il titolo di studio più dei meriti persona li; meno degli altri, infine, giustificano chi non si adatta ad un lavoro dequalificato e non

corrispondente col titolo di studio conseguito ( — 13,6%), quasi a sottolineare che per loro il problema non si pone solo in termini di aspira zione ad un lavoro coerente con la propria quali ficazione, ma gli si propone all ’ interno dell ’ al ternativa lavoro-non lavoro. Quindi, pur prevalendo in generale tra i gio vani, come abbiamo visto, un orientamento ver so il lavoro di tipo meritocratico, è possibile so stenere che esso acquista valenze molto diverse: tra gli studenti dei ceti alti e, in una certa misu ra, anche tra i figli degli impiegati e degli inse gnanti, esso si definisce in rapporto al titolo di studio conseguito; mentre negli altri sottogruppi si tende a privilegiare di più le capacità e le qua lità personali. La relazione tra aspirazioni e di sponibilità a ricoprire certi ruoli lavorativi e la condizione sociale della famiglia mostra che, re lativamente alle scelte effettuate, le aspirazioni più alte si sviluppano nella stessa direzione per tutti i gruppi sociali individuati: libero profes sionista, tecnico di industria, impiegato di banca si ritrovano nei primi tre posti delle rispettive graduatorie. Però, all ’ interno delle stesse scelte, le differenze percentuali sono di un certo rilievo: gli studenti dei ceti superiori, più degli altri, aspirano a svolgere un lavoro da libero professio nista, mentre le aspirazioni verso occupazioni co me l ’ impiegato di banca o il tecnico in industria sono più frequenti tra gli altri studenti. Questo ci sembra metta in evidenza come le possibilità reali di concretizzazione che ciascuno individuo si attribuisce in relazione alla propria origine giochino un ruolo preciso nella formazione delle proprie aspirazioni. Da questo punto di vista ci sembra interessante anche l ’ analisi delle gradua torie dei lavori più rifiutati, compilata in base al

Tab. 4.4 II lavoro degli studenti secondo la professione del padre.

Ha lavorato nel

N.

1980

44,4 77,7 65,9 66,5 49,7 44,3 68,9 64,0 59,8 63,4

Ceti superiori

565 148 273 200 781 312 516 132 486 70

Coltivatore diretto

Artigiano

Commerciante

Impiegato

Professore, maestro Operaio comune Operaio specializzato Subalterni terziario

Categorie residue

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