Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
tutto, per sfuggire alla classificazione, di evitare finché si può, ogni confronto con il mondo degli altri («Non volevo che mia madre venisse alla scuola», «non avrei mai invitato i compagni di scuola») rinforzando il più possibile la separazio ne sociale. E questo avviene per sfuggire alla dif ferenza e alle classificazioni che questa compor ta, rifugiandosi nel mondo dei propri simili di cui bisogna fare un campo recitato, al riparo dal le incursioni degli altri e dalla «differenza» accre sciuta dalla vergogna. Si tratta però di una rocca forte irrimediabilmente incrinata; la classifica zione ha impresso allo «è così» il marchio indele bile di un «non è bene». Se i bambini delle classi subalterne imparano nell ’ ambito della scuola a classificare le loro fa miglie, e imparano che esse sono classificate «in basso» in una gerarchia della ricchezza, essi im parano anche a classificarle, e a classificarle «in basso», nelle gerarchie culturali. Tale riconosci mento è raramente reso esplicito come tale, ma rappresenta il principio esplicito di altre classifi cazioni delle famiglie. Ovvero classificazioni delle famiglie in rappor to a una gerarchia del sapere di cui i responsabili del sistema scolastico costituiscono il vertice. Nel confronto — reale o immaginario — dei genitori dei bambini immigrati «che parlano male il fran cese» e «non sanno né leggere né scrivere» con «il sapere del corpo insegnanti», la differenza è sen za dubbio massima ma tuttavia non senza una misura comune con quella che separa gli inse gnanti dalla massa dei genitori dei bambini pro venienti dalle classi subalterne, che «non hanno che la licenza elementare». Vi è inoltre la classifi cazione delle famiglie in rapporto alla loro capa cità o incapacità ad aiutare i loro figli nei compiti scolastici. Essa si basa sugli scarti che separano le famiglie dei bambini delle classi inferiori dai ge nitori «degli altri» che hanno tempo di occuparsi dei loro figli, che possono aiutarli a fare il com pito, che leggono le pagelle e che non si lasciano «intimorire né dai maestri né dai professori». Nel campo della scuola viene così scoperta una gerar 22 Op. cit., nota 3, p. 451. Classificazione e auto-classificazione delle famiglie nella gerarchia culturale
chia del sapere di cui il sapere degli insegnanti definisce il più delle volte l ’ orizzonte: si ha così la classificazione delle famiglie in rapporto all ’ orizzonte del sapere che esse assegnano ai lo ro figli (che non è altro, spesso, che il vertice del la gerarchia del sapere del loro paesaggio socia le): le scuole «per imparare a leggere e scrivere», le scuole «per imparare un mestiere» nella misura che, per l ’ analfabeta, «colui che sa leggere e scri vere» e per l ’ operaio generico, l ’ operaio specia lizzato, sono «degli uomini istruiti». Classificazioni e auto-classificazioni dei giovani nella gerarchia del sapere La scuola è così il luogo in cui, dall ’ allarga mento del paesaggio sociale deriva una visione di una «gerarchia della ricchezza» di una «gerarchia dell ’ istruzione» e del posto che vi occupano le fa miglie dei bambini provenienti dalle classi su balterne: «en bas». Così «il sistema d ’ insegna mento, operatore istituzionale di classificazioni che è esso stesso un sistema di classificazione obicttivata che riproduce in forma modificata le gerarchie del mondo sociale (...), trasforma, in modo opportunamente neutrale, delle classifica zioni sociali in classificazioni scolastiche» 22 . La scuola, in modo generale e, attraverso un ’ elabo razione, nel quadro della nostra inchiesta, riget ta, per emarginazioni successive, i giovani prove nienti dalle classi subalterne «in basso» nella ge rarchia del sapere 23 . L ’ uscita dalla scuola, per la maggior parte dei giovani della nostra inchiesta, segna irreversibilmente il «livello raggiunto» e l ’ esperienza della scuola, se essa non la costitui sce ex novo, rafforza tuttavia una rappresenta zione di se stessi «in basso», accalcati ai primi pioli della scala del sapere. Infine, poiché l ’ ideologia carismatica, domi nante nel sistema scolastico 24 sovrappone e, ten denzialmente, sostituisce a una gerarchia sociale del sapere una gerarchia naturale delle doti e dell ’ intelligenza (slittamento dalla conoscenza all ’ intelligenza, dal «non lo so» a «io sono stupi do»), la scuola contribuisce per parte sua a met tere in moto dei meccanismi di auto-valutazione negativa. L ’ uscita dalla scuola sollecita così l ’ in teriorizzazione di limiti (nel senso di «io sono li
23 Si tratta dunque di «sapere» che la scuola dispensa, definisce e impone, da parte sua, la gerarchizzazione. 24 Cfi. op. cit. , nota 8, p. 266.
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