Problemi della transizione 1982
Etica del lavoro
re, si organizzano i rapporti dei giovani prove nienti dalle classi subalterne con le loro posizioni predeterminate nella divisione del lavoro, o, più chiaramente, le loro «attitudini rispetto al lavo ro» quando entrano nella vita attiva, è necessario analizzare ora la logica secondo la quale si orga nizzano le attese delle differenti categorie di la voratori; più in particolare, la maniera attraverso cui sono gestite, nelle imprese suscettibili di re clutare un personale non o poco qualificato, l ’ as sunzione, la gestione e la promozione di questa mano d ’ opera o, al contrario, la sua esclusione 30 . Queste forme di gestione della forza-lavoro dei giovani poco o nulla qualificati, nella congiun tura economica della Francia contemporanea, definiscono la struttura delle «chances» oggettive che si offrono a loro al momento del loro inseri mento nella divisione del lavoro. Noi ci limitia mo qui a tracciare le grandi linee. Confronto innanzitutto con i disoccupati. Nell ’ ottobre 1979, l ’ inchiesta INSEE stabiliva circa 700.000 disoccupati tra i 15 e i 24 anni, os sia il 47% del totale dei senza-lavoro; mentre questa fascia d ’ età non rappresenta che il 18% della popolazione attiva totale. Il tasso di disoc cupazione delle ragazze della stessa età era il doppio rispetto a quello dei ragazzi. Circa la metà delle ragazze entrate nella vita attiva, tra l ’ ottobre 1969 e l ’ ottobre 1979, erano disoccu pate, rispetto il 24,8% dei ragazzi 31 . L ’ appren distato in un mestiere previsto da un diploma tecnico o professionale non costituisce una prova contro la disoccupazione: se il 25% dei non di plomati sono disoccupati a un anno dalla fine della scuola, il 19% dei diplomati (tecnici o pro fessionali) lo sono pure, e questo tasso si eleva al 29% per le ragazze 32 . Si è fatto poi il confronto con la precarietà de gli impieghi che si offrono loro (lavoro saltuario, contratto a termine). Secondo M. PlALOUX, «nella regione parigina, il ricorso agli impieghi temporanei diventa, a partire dalla metà degli anni 60, uno dei modi più consueti e più “ nor 30 Cfr. G. BALAZSeJ.P. FAGUER, Jeu
mali ” di ottenere un lavoro per gli adolescenti appartenenti ai settori meno qualificati della classe operaia» 33 . Nel 1979 il lavoro temporaneo costituiva per il 57% degli inferiori a 25 anni, il primo impiego 34 . Ogni anno, circa 150.000 gio vani alla ricerca di un posto di lavoro si indirizza vano ai circa 1600 impieghi di lavoro tempora neo esistenti in Francia: il 55% dei saltuari han no tra i 16 e i 25 anni. Se è chiaro che i giovani che accedono al mer cato del lavoro senza alcun diploma sono votati ai lavori subalterni dei «giovani tutto-fare» 35 , quelli «provvisti di un diploma professionale, imparano rapidamente che non hanno o hanno poche possibilità di promozione e che non arri veranno nemmeno a trovare il lavoro per il quale sono stati “ qualificati ” . La dequalificazione san ziona il loro ingresso nella vita attiva» 36 . In linea generale, il raddoppio fra il 1962 e il 1975 della fascia di lavoratori inferiori ai 25 anni in possesso di una qualificazione è accompagnato da un au mento molto evidente della fascia di quegli ope rai occupati in lavori non qualificati (30% nel 1962, 41% nel 1975). Un terzo dei giovani che hanno avuto una formazione specifica di 2 o 3 anni (tecnica o professionale) esprimono, alla fi ne del loro primo anno di attività, l ’ opinione che non c ’ è «assolutamente corrispondenza tra la specificità della loro formazione e quella del loro lavoro»; un ’ altrettanta parte afferma che non c ’ è corrispondenza di livello. Un quarto delle ragaz ze da un anno uscite dalle ultime classi delle scuole professionali, dei corsi dei tessili, dell ’ ab bigliamento o del cucito si ritrovano a fare le commesse, le domestiche, donne di servizio, magazziniere, cameriere. Stessa dequalificazione nel settore terziario: tra i giovani che nel 1975 hanno ottenuto un diploma professionale per il terziario, il 21% hanno svolto lavoro con con tratto a termine, come apprendisti, o come sta gionali, vale a dire in occupazioni non stabili, e tra questi il 30% hanno un titolo professionale del commercio 37 . 36 Art. cit. di M. PlALOUX, nota 2, p. 35. 37 Cf. nota 32.
courtes secondarie s, CAP, BEP, CE- REQ, 1978. 33 Art. cit. di M. PlALOUX, nota 2, p. 32. 34 Etude sur la contribution du travail intérimaire à l'emploi permanent, Sondaggio «Brulé-Ville Associés», apri le 1979. 35 Cfr. L. T h ÉVENOT, Une jeunesse difficile. Les fonctions sociales du flou et de la rigueur dans les classements, in «Actes de la Recherche en Sciences So ciales», n. 26-27, marzo-aprile, 1979, pp. 11-14.
nes a tout faire et petit patronat en déclin, in «Actes de la Recherche en Sciences Sociales», n. 26-27, marzo- aprile, 1979. 31 «Economie et Statistique», n. 121, aprile-maggio, 1980 - INSEE. 32 Le osservazioni concernenti la situa zione, un anno dopo la fine della loro scolarità, dei giovani che hanno seguito fino all ’ ultimo anno le scuole profes sionali e tecniche, sono prese da Obser vatoire national des entrées dans la vie active, voi. II, Formations technique
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