Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Ai lavori che sono loro offerti, infine, corri spondono i salari più bassi. «Per gli apprendisti o i manovali, durante il primo anno che segue la fine della scuola, il salario è quasi sempre infe riore di un terzo di quello minimo garantito» 38 . Quanto ai giovani che hanno seguito fino all ’ ul timo anno una preparazione in una scuola pro fessionale o tecnica, il fatto di avere ottenuto il diploma non comporta vantaggi economici mol to sensibili: i diplomati professionali guadagna vano in media — nel marzo ’ 76 — 1610 franchi al mese, i non diplomati, 1510 franchi 39 ; e que sta differenza è molto meno evidente di quella che si osserva fra ragazzi e ragazze. Così, tendenzialmente, nel quadro della no stra inchiesta, la forza-lavoro dei giovani prove nienti dalle classi subalterne è obiettivamente condannata, se trova lavoro, a presentarsi, nel cosiddetto mercato «secondario» dei lavoratori «instabili», come forza dequalificata e demone tizzata» 40 , e ciò quale che sia il loro livello scola stico 41 , quale che sia il loro rapporto rispetto alla posizione predeterminata sul mercato del lavoro. Avendo così sommariamente descritto «la struttura delle possibilità oggettive», nel caso presente, le posizioni subalterne che i giovani provenienti dai ceti inferiori con un titolo di stu dio inferiore al diploma, occupano nella divisio ne del lavoro, restano da analizzare i loro rappor ti rispetto a queste stesse posizioni. Questi di pendono contemporaneamente dal rapporto ini ziale con la posizione predeterminata nella divi sione del lavoro e dalle collocazioni e auto collocazioni legate alle posizioni più basse della divisione del lavoro. Si tratta dunque, di mostra re innanzitutto, nel quadro della nostra inchie sta, quali nuove collocazioni e auto-collocazioni si attuano nel campo della divisione del lavoro, attraverso i racconti che i giovani fanno dei loro esordi professionali. Quale che sia in effetti il posto preciso occupa to nella divisione del lavoro (operai o impiegati in grandi o piccole imprese), l ’ ingresso nella vita attiva allarga necessariamente l ’ ambiente sociale ad altri agenti (i padroni, i quadri, i capi ecc.), implica necessariamente il riconoscimento di nuove gerarchie (gerarchie del potere, della qua lificazione delle mansioni nelle imprese, ecc.), sovraimpone nuove esperienze non riferibili alle differenze attraverso cui si era consolidata e pre 38 Art. cit. di M. PlALOUX, nota 2, p. 26. 39 Cfr. nota 32. 40 Art. cit. di M. PlALOUX, nota 2, p. 31. 41 In tutti i casi, inferiore al diploma.

cisata la rappresentazione delle gerarchie recepi te nella scuola (gerarchie della ricchezza, del sa pere ecc.). Poiché l ’ estensione dell ’ ambiente so ciale scoperto dalle posizioni più basse della divi sione del lavoro e il riconoscimento delle gerar chie che l ’ organizzano, dipendono dal tipo e dalla struttura della fabbrica, dalla «piccola sca tola» — dove la piramide gerarchica è visibile dalla base al vertice, dal manovale al padrone — alla grande impresa — dove la conoscenza di un padrone invisibile non potrebbe essere che «vir tuale», dedotta dalla conoscenza «reale» dei suoi rappresentanti nell ’ officina o nell ’ ufficio — , classificazioni e auto-classificazioni si attuano in rapporto ai differenti orizzonti: dalla valutazio ne dello scarto tra «padrone che gira in jaguar» e «l ’ operaio che non arriva a conquistarsi le due ruote», alla valutazione della distanza dell ’ uni verso immediatamente percettibile, tra «il mon do dei capi che comandano» e quello degli «ope rai o impiegati che eseguono», tra «il mondo de gli uffici» e «il mondo delle officine» ecc. Del re sto, quale che sia l ’ estensione del paesaggio so ciale, il riconoscimento — nel campo della divi sione del lavoro — di nuove gerarchie e di gerar chie anteriormente recepite nel mondo della scuola, non è riducibile alla individuazione di gerarchie sociali giustapposte. L ’ individuazione di queste gerarchie è accompagnata da quella della loro articolazione: in linea generale, si ela bora una rappresentazione del paesaggio sociale dove gli agenti che detengono una posizione do minante in quella o quell ’ altra gerarchia, occu pano a colpo sicuro una posizione dominante in tutte le altre, e inversamente, che sia o no rico nosciuta una legittimità al carattere cumulativo delle posizioni dominanti e di quelle subalterne. «Quelli che hanno un ’ istruzione comandano e sono i meglio pagati», «quelli che non hanno un titolo di studio sono trattati come servi e sono pagati a sassate», ecc... Infine, da queste classifi cazioni per «i padroni», per «i capi», ma anche per gli altri operai più anziani, più qualificati, e da queste auto-collocazioni «in fondo» alle gerar chie recepite, procede, quale che siano le forme d ’ espressione, la rivolta latente o palese che sot tintende ai racconti che i giovani fanno del loro ingresso nella vita attiva.

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