Problemi della transizione 1982
Nuova rivolta giovanile
Commissione nazionale svizzera per l ’ UNESCO e dal Cartello delle Associazioni giovanili svizze re a seguito dell ’ effetto traumatico del maggio 1968 e, ancor prima, a partire dal 1964, a segui to delle difficoltà e delle carenze che in Svizzera si manifesterebbero a causa dell ’ assenza di una effettiva politica globale della gioventù o per la gioventù, intesa come risposta alla crisi e ai con flitti che la gioventù andava evidenziando in mi sura sempre crescente e a livello mondiale. In Parlamento, il 22 settembre 1970, fu espressa al Consiglio federale la richiesta di formulare le proposte per una politica della gioventù. A stu diare il problema, il Dipartimento federale degli Interni chiamò uno speciale gruppo di studio, i cui lavori portarono, nel 1973, alla redazione e alla pubblicazione di un Rapporto 4 , nel quale sono facilmente individuabili l ’ impostazione teorica e le tesi di «Jeunesse et société». Le indi cazioni operative del Rapporto troveranno una parziale, tardiva applicazione nel 1978 con la creazione di una Commissione federale perma nente per i problemi della gioventù, sul cui ap porto tuttavia alla comprensione delle manife stazioni del 1980, converrà ritornare in seguito. Sul versante teorico, il Rapporto riafferma che ogni società tende ad educare le giovani genera zioni in modo tale da perpetuarsi in esse con i propri valori ed i propri comportamenti chiara mente circoscritti da ben determinate istituzioni e ricorda che mentre nelle società pre-industriali e nella prima società industriale esercitavano un forte influsso sul giovane i fenomeni naturali, i precetti religiosi e le regole morali, «oggi invece fin sul bambino agiscono in modo potente e sconvolgente i richiami al soddisfacimento con sumistico dei bisogni, le seduzioni della tecnica, le ostentazioni dei mass-media. Le pressioni del la società industriale e post-industriale sulla gio ventù sono orientate preponderantemente sui bisogni dell ’ economia, vale a dire la produzione ed il consumo. Dato il suo aumentato potere d ’ acquisto, la gioventù si è trasformata in un va sto mercato» (p. 19. L ’ attrazione e nel contempo la repulsione più o meno coscienti per questo ti po di società costringerebbe il giovane a vivere una situazione per molti versi contraddittoria, nella quale il processo di socializzazione e in par- ticolar modo l ’ efficacia socializzante della fami glia risultano impediti, spesso addirittura vanifi
cati. Già gli autori di «Jeunesse et société» aveva no scritto: «Oggi si fa luce una crisi della socializ zazione. Nella misura in cui quest ’ ultima deve integrare le nuove generazioni al sistema sociale, grazie alla trasmissione di regole, di norme, di comportamenti e di valori, si può dire che il pro cesso di socializzazione nella nostra società si sia inceppato. Ciò ha come conseguenza principale la costituzione di gruppi molteplici di giovani, dei quali abbiamo constatato i caratteri ambigui e contraddittori» (p. 142). Nei rimanenti anni settanta, almeno per quel che concerne la Svizzera, sembrarono del tutto rifluire le principali manifestazioni contestative dei giovani ed anche le preoccupazioni sollevate attorno ad una politica della o per la gioventù. Di qui probabilmente anche il ritardo nella at tuazione di almeno qualche suggerimento ope rativo contenuto nel rapporto sopra citato. I meccanismi della socializzazione continuarono certo ad essere oggetto di indagine 5 , anzi si tentò pure di leggere secondo altre categorie interpre tative i dati che più recenti indagini andavano ri levando. Sembrò insufficiente, e per qualche verso fuorviarne, il concetto di «crisi della socia lizzazione», non si era piuttosto di fronte a feno meni di «socializzazione totale» nell ’ accezione francofortese o di «ipersocializzazione»? O, an cora meglio, di «socializzazione simulata» intesa come processo di adattamento al sociale senza interiorizzazione alcuna di norme e valori, ribal tabile da un momento all ’ altro nel suo esatto contrario, su vasta scala, e per motivi non neces sariamente associabili con chissà quale rivolgi mento strutturale? 6 Si può facilmente, per con tro, comprendere la stupefazione, lo sbigotti mento, la rabbia di quanti si erano ormai abitua ti a pensare che, nella società elvetica, con la sua organizzazione ed i suoi modelli culturali, il da to di fondo fosse la sua sostanziale accettazione anche da parte delle più giovani generazioni, al manifestarsi, allo scoppiare di quello che è stato chiamato il «cancro» di Zurigo: una realtà certo per molti aspetti neoplasica contro la quale da due anni ormai sono risultate vane le terapie, an che le più «energiche», che le autorità e le forze dell ’ ordine hanno adottate. Chi si poteva infatti attendere che da una manifestazione di protesta di centocinquanta persone contro la politica cul turale della città di Zurigo, che aveva concesso
4 Ueberlegungen und Vorschlàge zu einer schweizerischen Jugendpolitik, Bericht der Studiengruppe des Eid- genòssischen des Innern, Bern, 1973. 5 Cfr. ad es.: SCHMIDT M., COLOMBO S., La perception de la socialisation chez Tadolescente Genève-Tessin
1975 (Tesi di licenza presso TUniver sità di Ginevra su di una ricerca effet tuata nella Svizzera italiana). 6 D e G razia M ., La condizione giova nile nel Canton Ticino: Itinerario di ri cerca attraverso processi di socializza zione e mutamenti strutturali, Bolo gna, 1978 (Tesi di laurea presso la Fa coltà di Scienze politiche dell ’ Univer- sità di Bologna).
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