Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
vari aspetti, sono anche isolate dalla maggioran za, perfino dalla maggioranza stessa dei giovani. Ma i problemi di queste minoranze non sono isolati dai problemi della maggioranza e non so lamente della maggioranza della gioventù. Gli atti di violenza sono disapprovati dalla maggior parte dei giovani; questi sono però sensibili alle cause di questa violenza... La violenza e l ’ estre mismo sono la conseguenza di un isolamento di cui soffrono numerosissime persone di ogni età nella nostra società. Non è un caso che dopo ogni tentativo serio di scoprire le cause dei disor dini si finisca per parlare di mancanza di comu nicazione, d ’ incomprensione, di alineazione, ecc... Il comportamento pacifico della maggio ranza della gioventù non permette di pensare che essa sia interiormente tranquilla e soddisfat ta. Non si può ignorare che solamente pochissi mi giovani o gruppi si sono distanziati pubblica mente da quelli più attivi... Per contro la mag gior parte dei giovani manifestano la loro com prensione almeno a riguardo delle cause delle manifestazioni (per esempio nell ’ inchiesta SCO PE del «Tagesanzeiger» di Zurigo).. .». Quando il Rapporto analizza le cause dei disordini, non usa certo degli eufemismi e non credo che ci si debba meravigliare se in molti l ’ abbiano considerato estremamente nocivo e alle tesi che esso propone abbiano contrapposto delle «antitesi» o per lo meno abbiano acclamato quelle di chi ha saputo con molto vigore esprimere quanto stava, per così dire, sulla punta della lingua di tanti: mi ri ferisco allo scritto di Jeanne Hersch 12 . Ma ritor niamo ancora per un ’ ultima volta alle «Tesi», in particolare alle asserzioni sulla natura della no stra società. «La nostra società si contraddistin gue apparentemente per la sua tolleranza. In ef fetti ciascuno ha il diritto di vivere come gli pare purché non violi l ’ ordine legale. La tolleranza e il pluralismo sono delle conquiste positive del ra zionalismo. Questi principi hanno però perso buona parte della loro sostanza. Il pluralismo non solo è messo in pericolo dalla rete dell ’ ordi ne legale le cui maglie si rinserrano sempre più. Le possibilità di sviluppo personale diminuisco no di continuo un po ’ in tutti gli ambiti, dall ’ economia alla circolazione stradale... I gio vani ne fanno l ’ esperienza specie nel momento
in cui scelgono una professione o cercano un im piego o un ’ abitazione o quando piacerebbe loro dar libero corso alla loro vitalità, o sperimentare altri modi di vivere o semplicemente vestirsi in un altro modo. Conclusione: la tolleranza non è che apparente, la pressione è reale... L ’ evoluzio ne verso l ’ isolamento delle generazioni e degli individui è a lunga scadenza. Le manifestazioni attuali non sono che un tentativo in più per arre starla. Un pericolo particolarmente grande del l ’ isolamento è che la solitudine che spinge i gio vani alla violenza incita gli adulti ad invocare la violenza repressiva... La violenza non è che una conseguenza dell ’ isolamento, che conduce spes so all ’ autodistruzione. L ’ autobiografia di Fritz Zorn «Mars» ne è un esempio eloquente. Altri esempi li forniscono i giovani che si drogano pur conoscendo tutti i rischi a cui vanno incon tro...» 13 . Ai tentativi di interpretazione e di compren sione della «Commissione federale per i proble mi della gioventù» ed alle sue indicazioni opera tive si vanno profilando risposte piuttosto «spet tacolari» (emissioni televisive sovradimensionate) oppure chiaramente repressive (sterzata reazio naria nel ricambio delle amministrazioni cittadi ne, potenziamento delle forze di polizia, chiusu ra e demolizione dei «centri autonomi»,...). Nel giugno scorso ne ho parlato con Edgar Morin a Parigi; fra le cose dettemi, alcune frasi mi sem brano esprimere in modo molto preciso le preoc cupazioni di chi sta invece sul versante dell ’ ana lisi lucida e della ricerca di soluzioni coraggiose: «Ogni società vive dei suoi antagonismi, che ri schiano di distruggerla ma che nel contempo so no sorgente della sua vitalità; ogni società deve lottare sia contro la sua fossilizzazione sia contro la sua disgregazione. Il cristallo e il fumo non so no forse due forme di morte? La vita è tra i due. Anche la società è un po ’ così e se non si ha un minimo di intelligibilità di quanto accade, nel nostro caso, dei problemi giovanili, si sarà porta ti a rifiutarli e a reprimerli, salvo poi doverli af frontare quando si manifestano sotto forma di esplosione. E quando l ’ esplosione si sarà arresta ta, li si rimuoverà di nuovo, considerandoli delle contingenze, degli incidenti. Io invece non pen so che siano degli incidenti» (p. 33).
12 H ersch )., L'ennemi c'est le nihili- sme: Antithè se s aux «Thèses» de la Commission federale pour la jeunesse, Ed. Georg, Genève, 1981. 13 Citato in: L'Almanacco 1982, p. 33.
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