Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
La relazione tra classe sociale di appartenenza e rendimento scolastico, in particolare nella scuola dell ’ obbligo, è molto forte. La quota dei respinti — che tra gli intervistati è pari al 13,8% nelle scuole elementari ed al 18,4% nelle medie inferiori — è composta a larga maggioranza dai figli — soprattutto maschi — degli operai. Ed in più della metà dei casi alla «bocciatura» fa segui to la interruzione degli studi sia durante che, più spesso, al termine dell ’ obbligo. Si noti, inoltre, che la decisione di lavorare per incrementare il reddito familiare deriva rara mente da ristrettezze economiche. Nella gran parte dei casi, in Emilia, il figlio di operai non smette di studiare perché la sua famiglia non può più permettersi di mantenerlo. Più ragione volmente smette perché l ’ insieme non codificato dei valori consolidatisi nel tempo nelle famiglie operaie prevede che ciascuno, da un certo punto in poi, contribuisca come può ad accrescere le ri sorse familiari. Questo modello di famiglia sembra essere me no diffuso non soltanto tra le classi sociali alte, ma anche tra le famiglie degli impiegati e, più ancora, degli insegnanti. Per i giovani che pro vengono da questi strati, al contrario, si delinea con chiarezza — soprattutto in relazione all ’ uni versità — un ruolo importante di stimolo da par te dei genitori alla prosecuzione degli studi; la conservazione del proprio «status», del proprio posto nella scala sociale, ha come tappa d ’ obbli- go il conseguimento di un titolo di studio eleva to. Per essi l ’ abbandono degli studi sta ad indi care, di frequente, una scelta di emancipazione rispetto alla famiglia: la percentuale di coloro che iniziano a lavorare per rendersi indipendente e probabilmente andare a vivere per conto pro prio, infatti, è particolarmente rilevante tra i di plomati che provengono dalle classi sociali medio-alte. L ’ ultimo dato da porre in evidenza è l ’ alta quota di giovani che interrompono gli studi perché hanno trovato un buon lavoro. Questo fatto è una diretta conseguenza della notevole capacità di assorbimento del mercato del lavoro e, sicuramente, non ha riscontro in zone meno ricche del paese, dove è più facile trovare un la voro purchessia. In tali circostanze la scuola ha una funzione di «parcheggio» per quote molto modeste — ed essenzialmente femminili — dell ’ offerta di lavoro giovanile; nella generalità dei casi la figura dello studente non maschera quella di disoccupato.
Tra i giovani che frequentano o hanno fre quentato le scuole medie superiori la parte più numerosa (37,8%) si sono iscritti agli istituti tec nici per l ’ industria e l ’ agricoltura e agli istituti professionali; il 27,2% all ’ istituto tecnico per geometri o per ragionieri; il 23,4% ai licei; il ri manente 11,7% si ripartiscono tra istituto d ’ ar te, istituto magistrale, scuola interpreti e BUS- TCS. Negli istituti tecnici per l ’ industria e nell ’ isti tuto tecnico per geometri la quota maschi supera la quota delle donne; le altre scuole — con la so la eccezione delle professionali, in cui la compo sizione degli iscritti per sesso dipende dal tipo di indirizzo e dei licei nei quali i maschi e le fem mine sono una percentuale simile — si configu rano come prevalentemente femminili. Circa la metà dei figli degli operai e dei lavo ratori autonomi si orientano verso gli istituti tec nici e professionali; e, seppur lievemente, i gio vani che hanno queste origini sociali sono pre senti in proporzioni maggiori anche negli istituti tecnici per geometri. Viceversa la parte più co spicua dei figli dei liberi professionisti, dei diri genti e degli insegnanti si iscrivono ai licei. Nelle altre scuole medie superiori la composizione so ciale degli studenti è più diversificata. Tra gli intervistati che si sono iscritti all ’ uni versità, il 28% hanno scelto lettere, lingue e ma gistero; il 28,5% economia, scienze politiche o giurisprudenza; il 24,2% medicina e ingegneria; il 19,4% scienze farmacia o agraria. È molto più elevata tra le donne, invece, la quota di coloro che si sono iscritte alla facoltà di lettere, lingue, magistero. Il 55,4% degli iscritti all ’ università provengo no dai licei; il 29,6% dai geometri e ragionieri (18,8%) o dagli istituti tecnici per l ’ industria e l ’ agricoltura (11,3%); il 14,5% dall ’ istituto d ’ arte o dalle magistrali e dal BUS-TCS. I licenziati dai licei si sono iscritti soprattutto nelle facoltà di medicina, ingegneria e scienze. I licenziati dall ’ istituto d ’ arte, dal BUS-TCS e dalle magistrali si sono indirizzati prevalente mente verso le facoltà di lettere, lingue o magi stero. Gli elementi emersi in queste pagine sono lar gamente consistenti con la tipologia proposta da Vittorio Capecchi sugli iter scolastici dei giovani nella provincia di Bologna. Egli individua cinque tipi di percorso: a) Il percorso di studi lungo, il percorso cioè che conduce all ’ inserimento nel mercato del la voro dopo il conseguimento della laurea. E proprio di «quei giovani che, provenienti dalle famiglie con più elevati livelli di istruzione
2.3. Una tipologia di percorso scolastico
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