Problemi della transizione 1983

Realtà giovanile

3. Il lavoro durante gli studi

e/o con maggiori disponibilità economiche, si iscrivono al liceo classico e scientifico e, in gran de maggioranza, proseguono poi all ’ università». Il percorso lungo si differenzia all ’ università. «Gli studenti maschi delle classi sociali alte scel gono infatti come primo posto medicina (...) e poi giurisprudenza (...), ingegneria e scienze po litiche essendo queste ultime le uniche facoltà scelte dalla classe sociale alta che vedono conflui re al loro interno anche gli studenti del percorso di studio medio caratterizzati da una classe socia le meno elevata. Gli studenti femmine del per corso lungo scelgono invece al primo posto lette re (...) e poi scienze (...) e farmacia (...)». b) Il percorso di studio medio prevalente mente femminile. In questo caso l ’ ingresso nel mercato del lavoro avviene, nella gran parte dei casi, dopo il conseguimento del diploma. Fanno parte del tipo gli iscritti agli istituti ma gistrali, agli istituti tecnici femminili e agli isti tuti commerciali. Quando l ’ iter non si interrom pe al termine delle superiori «le facoltà scelte so no magistero per chi ha frequentato le magistrali ed economia e commercio per chi ha frequentato l ’ istituto commerciale». c) Il percorso di studi medio prevalentemente maschile. Questo iter è tipico degli iscritti agli istituti tecnici per l ’ industria e l ’ agricoltura e agli istituti tecnici per geometri. Come nel percorso medio prevalentemente femminile, l ’ inizio del lavoro avviene dopo il conseguimento del diploma. Chi prosegue all ’ università si iscrive, di norma, alle facoltà di ingegneria e agraria. I giovani che hanno questo percorso sono di E costituito dai giovani che si iscrivono agli istituti professionali ed iniziano a lavorare al ter mine del triennio. La provenienza sociale è prevalentemente ope raia. A Bologna — come parrebbe anche a Reggio — è un percorso intrapreso da una quota mag giore di femmine. e) Il percorso di studi brevissimo. E il percorso che «si esaurisce dopo la media dell ’ obbligo» e, al più «si diffonde in una serie di corsi professionali di 1 o 2 anni (...). Sembre rebbe (...) che all ’ interno della classe operaia, che — osserva Capecchi — costituisce il punto di quasi esclusivo riferimento di questo tipo di gio vane che fa percorsi brevi, sia, soprattutto, il fi glio maschio che viene “ spinto ” o decide “ auto nomamente ” di entrare prima nel mondo del la voro». estrazione sociale medio-bassa. d) Il percorso di studi breve.

3.1. Le «quantità» di lavoro Nel corso delle scuole medie superiori hanno lavorato il 44,7% degli intervistati; il 18,6% hanno fatto occasionalmente lavori stagionali; il 22% hanno fatto spesso lavori stagionali e/o a tempo parziale; il 4,1 % sono stati lavoratori stu denti (3,5%), oppure hanno interrotto gli studi per almeno un anno per lavorare (0,6%). La percentuale di giovani che non lavorano è più alta tra le donne che tra i maschi — 62,7% contro 48% — e, più in generale, tra i giovani che hanno frequentato o frequentano i licei e che appartengono agli strati sociali medio-alti. Lavorano con una certa regolarità soprattutto i figli dei lavoratori autonomi (27,3%) e degli operai (23,8%); è alta anche la quota dei figli degli impiegati (20,4%). Le differenze, invece, sono di secondaria importanza se si considerano i lavori fatti occasionalmente: agli studenti con le caratteristiche più diverse, in altre parole, capita una volta per l ’ altra di fare qualche tipo di lavo ro. I lavoratori studenti si concentrano negli isti tuti tecnici e professionali e nei ragionieri, sono principalmente maschi e, nella gran parte dei ca si, provengono da famiglie operaie. Durante l ’ università hanno lavorato il 60,8% degli iscritti; il 18,3% hanno fatto occasional mente lavori stagionali; il 27,4% hanno fatto spesso lavori stagionali; il 15% sono stati lavora tori studenti (14,5%) o, comunque, hanno in terrotto gli studi per almeno un anno per lavora re. La quota dei giovani che non lavorano non va ria in modo sensibile in relazione al sesso ed è al ta solamente tra i figli dei liberi professionisti, dei dirigenti e degli imprenditori; le differenze tra i giovani che provengono dagli altri strati so ciali sembrano essere assai meno rilevanti. Del pari, la proporzione dei giovani che hanno fatto, sia spesso che occasionalmente, lavori stagionali e/o a tempo parziale, oscilla intorno agli stessi valori tra i maschi e tra le donne, tra i figli degli operai, degli artigiani e degli impiegati. I lavora tori studenti, sembrano provenire più da fami glie di operai, e di commercianti e artigiani che non da famiglie appartenenti alla «piccola bor ghesia impiegatizia». La percentuale degli studenti che lavorano a tempo parziale è di dimensioni ragguardevoli tra gli iscritti in tutte le facoltà; i lavoratori studenti, invece, sono particolarmente numerosi nelle fa 99

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