Problemi della transizione 1983
Realtà giovanile
studi, il tipo di qualificazione che stanno conse guendo ed il successivo percorso di lavoro. Il co rollario di questa tesi è che laddove questo lega me compare — come nel caso degli studenti che frequentano gli istituti tecnici e professionali che fanno in fabbrica tipi di lavoro connessi con la loro preparazione scolastica — ciò dipende da fattori che agiscono prima e al di fuori del mer cato stesso. Nell ’ esempio specifico dal fatto che i figli degli operai — che si iscrivono ai tecnici in proporzioni maggiori — hanno un grado di ac cettazione della fabbrica più elevato degli altri. Questo modo di argomentare rischia di porre in secondo piano alcuni elementi importanti. Non vi è dubbio — ed anche i risultati di que sta ricerca lo confermano — che la parte più co spicua degli studenti siano disposti a svolgere il tipo di lavoro che capita del tutto indipendente mente dal tipo di capacità acquisite. Di fronte a questa maggioranza — che sul mercato del lavo ro non sembra avere alcun orientamento definito — vi è tuttavia una minoranza non piccola che, nei limiti delle possibilità occupazionali e delle informazioni di cui dispone, pare scegliere con cura il lavoro, anche se stagionale e precario. Ed i comportamenti di questa minoranza non posso no essere ricondotti solamente alla classe sociale di appartenenza e/o al sesso, che pure, certa mente, hanno un ruolo molto importante nell ’ orientare verso i diversi tipi di lavoro (e, in nanzitutto, verso il lavoro «manuale» o «non ma nuale»). La scelta degli studenti dei professionali che imparano ad usare certe macchine utensili e per due tre estati di seguito le utilizzano in fab brica sul lavoro non può essere spiegata da que ste variabili né, tanto meno, può essere conside rata casuale. Nell ’ ambito del lavoro manuale an dare a lavorare in un ’ impresa metalmeccanica non è più «a portata di mano», né più semplice che andare a «fare la vendemmia» o lavorare in «cantina». Il punto è che è più conveniente, più utile in relazione alla successiva carriera di lavo ro; è uno dei modi possibili per trovare un lavoro che, in seguito, può diventare stabile. Lo stesso vale per le studentesse dei ragionieri che d ’ estate per conto proprio o presso terzi o anche, nell ’ impresa familiare, imparano i primi rudimenti del funzionamento di un bilancio, a valutare e inventariare le giacenze di magazzino, ecc.; analogamente per gli studenti dei geometri che d ’ estate lavorano — e, spesso, non come ma novali — nelle imprese edili, negli studi dei di segnatori, ecc. In questa luce può essere letto anche il fatto che gli studenti universitari si dimostrino assai più accorti nella scelta del lavoro degli studenti
A perseguire una carriera impiegatizia, inve ce, sono le femmine che provengono principal mente dagli strati sociali medio-bassi e che fre quentano gli istituti professionali per il commer cio ed i ragionieri. Tra coloro che frequentano o hanno frequen tato l ’ università, le modalità di lavoro che ricor rono con maggiore frequenza sono tre: — il lavoro qualunque (54,7%); — il lavoro che prefigura una carriera impie gatizia (16,3%); — il lavoro «intellettuale» non attinente con la preparazione scolastica (19,8%). Assai più bassa è la quota degli studenti che acquisiscono professionalità nella sfera del lavoro manuale ed anche quella degli studenti che lavo rano come coadiuvanti nell ’ impresa familiare. Il lavoro «qualunque» è particolarmente diffu so tra i maschi indipendentemente dalla classe sociale di provenienza e dal tipo di facoltà uni versitaria frequentata. Il lavoro precario finalizzato ad una carriera impiegatizia, all ’ insegnamento, ecc., è presente in misura tra le donne e gli studenti di scienze, lettere ed economia. Le diverse forme di lavoro «intellettuale» di contenuto del tutto differente dal corso di studi intrapreso si riscontrano in proporzioni che sem brano essere dello stesso ordine di grandezza tra i maschi e le femmine ed i giovani che si sono iscritti alla facoltà di medicina e ingegneria, let tere e magistero, economia e giurisprudenza. Il confronto tra le modalità di lavoro alle scuo le medie superiori e all ’ università, mostra che tra gli studenti universitari diventa insignificante la quota degli studenti che lavorano in fabbrica per imparare un mestiere; tende a diminuire anche la quota di coloro che sono disposti a far un lavo ro «qualsiasi»; cresce la quota di coloro che svol gono soltanto lavori di tipo impiegatizio; com pare infine la componente di giovani che fanno soltanto lavori «non manuali» e non direttamen te riconducibili al tipo di qualificazione che stanno conseguendo. Sembra di poter concludere, dunque, che buona parte degli studenti universitari che lavo rano hanno una attenzione maggiore degli stu denti medi nella scelta del lavoro precario e, in misura spiccata, si orientano verso le diverse for me di lavoro «intellettuale». Tutto ciò ha implicazioni importanti. Da più parti si è sostenuto che, in generale, — e per le caratteristiche della forza-lavoro e per le caratteristiche dei posti di lavoro disponibili per gli studenti — non esiste correlazione tra il tipo di lavoro che gli studenti svolgono durante gli
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