Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
medi. L ’ ipotesi che si vuole avanzare, in altre parole, è che una minoranza di giovani abbiano una sor ta di «strategia» di accesso al mercato del lavoro — che è diversa in relazione al sesso, alla prove nienza sociale, al livello ed al tipo di istruzione — e che si manifesta con un comportamento sul «mercato del lavoro precario» finalizzato ad ac quisire alcuni elementi di conoscenza sulle possi bilità occupazionali ed alcuni elementi di profes sionalità specifica — legati cioè ad un «mestiere» — tali da favorire il definitivo inserimento nel lavoro. Il 78,3% degli intervistati che hanno svolto la vori stagionali e/o a tempo parziale dopo i 14 anni, lo hanno fatto o per potersi pagare dei viaggi (19,1%) o, comunque, per spese persona li (59,2%); il 61% per fare un ’ esperienza lavora tiva; il 35,8 per «dare soldi in casa» (21,4%) o per pagarsi gli studi (14,4%). La percentuale di giovani che lavorano per in crementare le spese personali o per poter viaggia re — alta in assoluto — raggiunge valori partico larmente elevati tra i maschi, ed i giovani che hanno un titolo di studio elevato. Negli altri casi le differenze sono meno marca te. In particolare, la quota di coloro che afferma no di aver svolto lavori precari per acquisire un ’ esperienza di lavoro non pare essere significa tivamente diversa tra i giovani che provengono da famiglie operaie ed i figli degli artigiani, de gli impiegati e degli insegnanti. A lavorare per contribuire al bilancio familia re, invece, sono soprattutto i figli degli operai. Si può osservare, in primo luogo, che è relati vamente bassa la percentuale di giovani che lavo rano per mantenersi agli studi o per incrementa re il reddito familiare. Ciò non stupisce se si con sidera che, in questa zona, il livello del reddito familiare è tra i più alti d ’ Italia. È molto alta, inoltre, la quota di coloro che fanno lavori stagionali e saltuari per acquisire un ’ esperienza lavorativa. Questo fatto sembra confermare che il lavoro precario può essere un modo, spesso consapevole, di vagliare le possibili alternative occupazionali. E indubbio, tuttavia, che la ragione fondamentale per cui i giovani in generale e specificamente gli studenti lavorano nei mesi estivi e nel corso dell ’ anno, sia quella di poter disporre di un reddito proprio sull ’ impie go del quale non debbano subire alcuna forma 3.3. Le motivazioni per cui gli studenti lavorano
di controllo da parte dei familiari. È utile osser vare, in questo senso, che i livelli di spesa per consumi degli studenti reggiani sono notevol mente elevati: tra gli intervistati 1 ’ 11,2% dichia rano di spendere mensilmente non più di 50 mi la lire; il 34,0% indicano una spesa compresa tra le 50 e le 100 mila lire; il 28,0% tra le 100 e le 150 mila lire; il 15,2% tra le 150 e le 200 mila li re; il 10,8%, infine, più di 200 mila lire. Del pari è molto diffuso il possesso personale di alcuni beni di consumo di «lusso». Per fare soltanto due esempi, posseggono un ’ automobile o una motocicletta ben il 26,8% degli studenti; a possedere un giradischi stereofonico sono il 48,4%. Vanno rilevati due fatti. Il primo è che sia il possesso di beni di consumo costosi sia la spesa mensile per consumi non sembrano essere in fluenzati in misura rilevante dalla classe sociale di provenienza. Il secondo è che il livello di spesa per consumi degli studenti universitari è signifi cativamente più alto del livello di spesa degli studenti medi. Non sembra azzardato concludere che il lavo ro precario consente agli studenti — soprattutto agli universitari — meno favoriti per origine fa miliare di avere un tenore di vita paragonabile a quello degli studenti più agiati e permette, se non di raggiungere, almeno di approssimare i li velli di consumo dei giovani che lavorano a tem po pieno. 4. Gli iter di lavoro ed il lavoro attuale 4.1. La struttura dell'occupazione giovanile Gli occupati in agricoltura sono un ’ esigua mi noranza (4,1%); nell ’ industria sono il 46%; nel terziario sono circa la metà del totale (49,9%) con una presenza massiccia dell ’ impiego pubbli co^, 5%). La quota degli occupati nel terziario è ancora più rilevante se si considerano soltanto le donne: ben il 61,2% delle intervistate, infatti, lavorano nei servizi e nel commercio e, in particolare, l ’ occupazione nel settore pubblico è pari a più del 20% dell ’ occupazione complessiva. L ’ occupazione nel terziario, inoltre, aumenta al crescere dell ’ età a scapito dell ’ occupazione nell ’ industria; buona parte dell ’ incremento può essere attribuito all ’ impiego nei servizi pubblici: va notato che gli occupati nel settore pubblico — che sono un numero assai piccolo tra i giovani al di sotto dei 21 anni (2,8%) — raggiungono il 26,4% dell ’ occupazione complessiva tra i giova
104
Made with FlippingBook Ebook Creator