Problemi della transizione 1983
Realtà giovanile
ni al di sopra dei 27 anni. Il terziario, infine, assorbe la grande maggio ranza dei diplomati — soprattutto dei diplomati negli istituti tecnici commerciali e nei licei — e dei laureati; questi ultimi si orientano in misura cospicua verso l ’ impiego pubblico. Tra gli intervistati il 4,1% sono imprenditori, liberi professionisti o dirigenti; il 36,1% sono impiegati o insegnanti; il 12,5% intermedi o operai specializzati; il 32,6% operai qualificati o comuni; il 14,8% sono lavoratori autonomi o coadiutori di lavoratori autonomi. Gli impiegati nell ’ industria sono circa 1 ’ 11 %, mentre gli impiegati nel terziario sono più del doppio. Questi ultimi si ripartiscono tra il pub blico impiego — che da solo conta per circa un quarto dell ’ occupazione impiegatizia — il credi to e le assicurazioni e gli altri servizi. Gli operai nell ’ industria sono il 29,1% dell ’ occupazione totale e la parte più cospicua si concentra nell ’ industria meccanica, nel tessile- abbigliamento e nella edilizia. Gli operai nel terziario sono meno della metà ripartiti nel set tore pubblico, nel commercio e negli altri servi zi. I lavoratori autonomi nell ’ industria — gli arti giani — sono circa la metà dei lavoratori autono mi nel terziario e, tra questi, prevalgono i com mercianti, i gestori di pubblici esercizi, gli occu pati negli altri servizi. I lavoratori sono maschi e femmine circa nelle stesse proporzioni. Tra gli impiegati e gli inse gnanti si riscontra una netta prevalenza dell ’ oc cupazione femminile che, percentualmente, è più che doppia rispetto alla occupazione maschi le. Per converso gli operai sono il 56,9% degli occupati maschi, mentre le operaie sono soltanto il 30,6% dell ’ occupazione femminile. Va notato che i capireparto, gli intermedi e gli operai spe cializzati sono assai più numerosi che non tra le femmine. Gli occupati più giovani (15-17 anni) sono es senzialmente apprendisti e operai comuni. Que sta componente operaia — che tra gli intervistati in questa classe di età pesa per quasi l ’ 80% dell ’ occupazione — cala verticalmente tra i me no giovani attestandosi intorno al 20% dell ’ oc cupazione totale. La quota degli impiegati, vice versa, aumenta al crescere dell ’ età e tra i giovani in età compresa tra i 27 ed i 29 anni è pari al 43,4% dell ’ occupazione totale. Come era facile attendersi la grande maggio ranza (84%) degli impiegati sono diplomati o laureati e la grande maggioranza (72,6%) degli operai e dei lavoratori autonomi hanno un livel lo di istruzione più basso: circa la metà dei lavo ratori indipendenti e degli operai hanno al mas simo la licenza di scuola media inferiore; i lavo ratori autonomi con un diploma di 5 anni sono il 20,8%; gli operai con un diploma «lungo» sono il 13,6%. Il titolo di studio, inoltre, incide pesantemen te anche sulla composizione interna dei diversi strati: il grado di istruzione dei quadri intermedi e degli operai specializzati, ad esempio, sembra essere più alto di quello degli operai comuni. Ad un livello di generalità molto alto, le diffe renze tra la struttura della occupazione giovanile e la struttura complessiva dell ’ occupazione pos sono essere riassunte come segue: a) la quota degli operai maschi è superiore tra i giovani che nel complesso degli occupati; b) la quota dei lavoratori autonomi, vicever sa, è più bassa tra i giovani che tra gli «adulti»; c) emerge, infine, una tendenza all ’ espansio ne della componente impiegatizia dell ’ occupa zione che è particolarmente sensibile nel terzia rio e soprattutto nel settore pubblico; dal lato dell ’ offerta di lavoro tale tendenza è alimentata essenzialmente dalle giovani donne, dai diplo mati e dai laureati. Il fatto che la quota degli operai maschi sia più elevata tra i giovani si spiega facilmente: per i giovani di sesso maschile che non hanno conse guito un diploma — pari a più della metà degli occupati al di sotto dei 30 anni — e che sono alle prime esperienze lavorative, le opportunità oc cupazionali si concentrano nella sfera del lavoro operaio. Analogamente sono intuitive le ragioni per le quali, in questa classe d ’ età, i lavoratori indipen denti sono relativamente meno numerosi. Non soltanto, infatti, è meno probabile che un giova ne disponga del capitale di avviamento che è ne cessario per intraprendere la gran parte delle at tività autonome; bisogna anche aver presente che, in molti casi, la «strada» che porta al lavoro autonomo — sia nel terziario che soprattutto nell ’ industria — è assai tortuosa e spesso richie de un accumulo di esperienze che si realizza len tamente nel tempo. Qualsiasi commerciante — pur non avendo il problema di come e cosa pro durre — deve quantomeno sapre da chi compra re, a chi e in quale modo vendere. E, con poche eccezioni, l ’ accesso a questo insieme di cono scenze è certamente più facile per chi giovane non è più. Più complesse le motivazioni che determinano la «terziarizzazione» dell ’ occupazione giovanile e l ’ espansione della componente impiegatizia dell ’ occupazione. Tale tendenza deriva tanto dalle caratteristi 105
Made with FlippingBook Ebook Creator