Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

che assunte dallo sviluppo — che causano quindi modificazioni profonde sull ’ intera struttura dell ’ occupazione — che dalle caratteristiche dell ’ offerta di lavoro giovanile. Vi è generale accordo sul fatto che nei paesi industrializzati la «tenuta» dei livelli occupazio nali e le stesse possibilità di crescita dipendono in modo determinante dall ’ espansione dell ’ atti vità terziaria. Secondo P. Sylos-Labini, ad esem pio, l ’ espansione della «burocrazia» nasce — ol tre che dalle spinte clientelati che, soprattutto nel Mezzogiorno, tendono a «gonfiare» il pub blico impiego — dalle «crescenti esigenze ammi nistrative per sempre più ampi interventi nell ’ economia» e «dalle crescenti spese di trasfe rimento» (pensioni, contributi, ecc.). Anche in Emilia — a partire dai primi anni settanta — il settore terziario è quello in cui si ri scontra il maggior incremento dell ’ occupazione dovuto tanto ad una crescita dei servizi di pub blica utilità che dei servizi più immediatamente collegati alle imprese. Nello stesso periodo, inoltre, in molti settori industriali si è assistito ad una crescita dell ’ occu pazione impiegatizia a scapito, non di rado, dell ’ occupazione operaia. D ’ altro lato, l ’ innalzamento dei livelli di istruzione ed una crescente «propensione per il colletto bianco», tendono a contrarre l ’ offerta di lavoro «non manuale». Il primo elemento è stato messo in luce quasi un decennio fa da A. Paci; egli sottolinea che, nei paesi a capitalismo maturo, la scolarizzazio ne di massa genera un eccesso di «forza-lavoro intellettuale» che, anche in molte zone sviluppa te, il sistema ha difficoltà a riassorbire. Il secondo elemento — il mutato atteggia mento verso il lavoro — è stato posto al centro del dibattito in anni più recenti. Su di esso ci si soffermerà con maggior precisione più oltre. Per il momento è sufficiente richiamare alcune inte ressanti considerazioni di A. Accornero. Egli os serva, innanzitutto, che «l ’ effetto di emancipa zione conseguito attraverso il lavoro operaio vie ne in generale diminuendo (...) perché sta cam biando sia l ’ estensione sia la configurazione de gli strati sociali i cui componenti, nel diventare operai, acquistano una identità che li libera da una posizione sociale degradata (...)». In Italia «dopo le grandi ondate migratorie che si sono esaurite alle soglie degli anni ’ 70, si è drastica mente ridimensionato quello che era stato il no stro esercito industriale di riserva, nel senso più storicamente tradizionale; quello cioè a cui il dare-avere tra lo sradicamento farzoso della rura lità e il penoso inserimento dell ’ industrialismo,

poteva risultare nonostante tutto positivo data l ’ insopportabilità di ciò che veniva perdendo». Secondariamente alla «fuga», del lavoro ope raio non è estranea la valutazione sociale del la voro operaio. Il miglioramento nelle condizioni e nel contenuto del lavoro — «non basta per por tare le tute blu al livello di prestigio che la so cietà capitalistica accorda ai colletti bianchi, an che quando lavorano sullo stesso posto e sono magari più tartassati». 4.2. Le caratteristiche dell'iter di lavoro Gli iter di lavoro dei giovani reggiani al termi ne degli studi possono essere suddivisi in tre grandi gruppi: — gli iter di lavoro «semplici»; — gli iter caratterizzati da un grado più o meno elevato di mobilità verticale; — gli iter, propri dei lavoratori autonomi, che sono contraddistinti da tre elementi: l ’ acqui sizione di professionalità; lo «spirito imprendito riale»; l ’ influenza della professione dei familiari. La parte più numerosa degli intervistati (48,9%) hanno un iter di lavoro semplice nel senso che dopo un periodo di ingresso nel merca to del lavoro relativamente breve — nella stra grande maggioranza dei casi non più di un anno — trovano un lavoro che, in larga misura, corri sponde al titolo di studio. E alta (30,5%) anche la quota di coloro che in poco tempo non solamente trovano un lavoro corrispondente al titolo di studio ma, soprattut to, hanno scatti di carriera significativi, guada gnano di più, hanno posti di lavoro con caratte ristiche migliori, ecc. Gli iter dei lavoratori autonomi contraddistin ti da acquisizione di professionalità, dall ’ inizia tiva imprenditoriale e dall ’ influenza della pro fessione dei familiari, sono pari al 15,2%; i gio vani che imparano un «mestiere» come lavoratori dipendenti e in seguito si mettono in proprio, sono il 4,8%; la stessa percentuale danno vita a piccole attività autonome, prevalentemente nei servizi e nel commercio, senza alcuna esperienza di lavoro precedente, o avendo fatto tipi di lavo ro del tutto dissimili; poco meno del 6% rileva no l ’ azienda familiare e vi si inseriscono come coadiutori. Soltanto il 5,4% degli intervistati hanno un lavoro «dequalificato» in relazione al titolo di studio: svolgono, cioè, una attività lavorativa per la quale il titolo di studio conseguito non è ne cessario. Gli iter di lavoro «semplici» si riscontrano con

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