Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
re di analisi accurate, che mostrino come il problema può venire affrontato in situa zioni in cui il profitto non gioca un ruolo essenziale. Le analisi disponibili sono tuttavia insufficienti. In Ungheria nel 1972 il governo ha adottato un piano ventennale di previsione che ha definito priorità anche nella ricerca di base; gli sforzi sono stati concentrati negli Istituti della Accademia delle Scienze e l ’ Università è stata trascurata. Per ciò che riguarda la ricerca applicata, so no stati organizzati alcuni laboratori dagli stabilimenti industriali e agricoli, mentre gli stessi ministeri hanno istituito centri di ricerca specializzati nei campi di loro competenza. Tali istituti non sono riusciti a stabilire relazioni sufficientemente strette con la produzione e di conseguenza non hanno contribuito in modo efficace alla I.T. Una recente ricerca sull ’ industria polacca mostra che la spinta a introdurre la I.T. viene prevalentemente dalle industrie stesse o dai loro propri centri di ricerca, piut tosto che a livelli più alti dell ’ organizzazione. Su un campione di 86 tipi di innova zione considerati, 69 si basano sulla tecnologia nazionale, e solo 17 su tecnologie importate attraverso brevetti. Ma ciò è dovuto prevalentemente al fatto che spesso si tratta di innovazioni di processo di modesta entità, legate direttamente ai processi di produzione esistenti e provocate da persone coinvolte nella produzione. Dunque la pianificazione della ricerca e degli investimenti, almeno nella situa zione attuale, non ha favorito il trasferimento di conoscenze e una I.T. vivace. 5. Considerazioni riassuntive Raccogliamo ora schematicamente alcune osservazioni: a) Le connessioni fra la ricerca applicata e la produzione-commercializzazione, coinvolgono processi molto complessi. b) Nella tecnologia fortemente innovativa l ’ intervallo di tempo tra l ’ invenzione e la penetrazione sul mercato è molto ampio, in media 10-20 anni. Le difficoltà di diffusione di una innovazione erano molto maggiori, naturalmente, nel passato, perché agli ostacoli ancor oggi presenti nelle società tecnologicamente svi luppate ben altre se ne sovrapponevano, ad esempio quelle connesse con la lentezza delle comunicazioni. Vale la pena di considerare ancora alcuni casi classici 9 . È indubbio che la metallurgia del ferro rappresenti, fra tutte le conquiste pratiche della storia dell ’ umanità, quella che ancor oggi riveste maggiore importanza. Le pri me popolazioni che svilupparono tale tecnologia furono gli Ittiti, gli indoeuropei di più antica civiltà, che dominarono l ’ Asia Minore per 800 anni (2000-1200 a.C.). La metallurgia del ferro, come è noto, era ben più difficile di quella del rame e del bron zo, perché i forni dell ’ epoca non permettevano di raggiungere le elevate temperature necessarie alla fusione del metallo; i fabbri ittiti erano molto abili nel fucinare la mas sa spugnosa che si otteneva dai forni primitivi, e gelosi dei segreti della loro tecnica. La diffusione della tecnica del ferro alle altre popolazioni evolute di quel tempo do vette attendere il crollo dell ’ impero Ittita sotto l ’ assalto dei Popoli del Mare; i fabbri ittiti si dispersero, portarono con sé e trasmisero le loro conoscenze: solo allora ebbe veramente inizio l ’ età del ferro. (Si deve però ricordare che alcuni studiosi non con cordano sull ’ importanza del ferro presso gli Ittiti.) La diffusione del nuovo materiale e della nuova tecnologia fu tuttavia molto lenta. Significativo a questo proposito un dato che si ricava esaminando l ’ Iliade, scritta nell ’ VIII secolo, dunque già alcuni secoli dopo l ’ inizio dell ’ età del ferro: nel poema omerico il rame è nominato quasi 300 volte, il ferro solo una ventina. L ’ importanza del fattore umano nel trasferimento delle innovazioni, così ben do cumentato da questo esempio, fu confermata a più riprese nella storia della tecnica. Gli artigiani del vetro di Murano, nel secolo quindicesimo, venivano strettamente sor vegliati dalla Repubblica veneta; leggi severe impedivano loro di recarsi all ’ estero per diffondere le tecniche di fabbricazione di beni che portavano grandi ricchezze alle casse della Repubblica; nei secoli seguenti la Francia riuscì a fare espatriare alcuni di questi preziosi e specializzatissimi operai, e anche grazie al loro contributo si sviluppò la famosa fabbrica di Saint-Gobain. Lo stesso Gran consiglio della Repubblica veneta
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